Ouagadougou, 3 aprile 2026 – Il capitano Ibrahim Traoré, attuale leader militare del Burkina Faso, ha rilasciato un’intervista alla televisione di Stato in cui ha espresso una netta condanna del sistema democratico, invitando il popolo burkinabé a “dimenticare la democrazia”. Questa dichiarazione giunge in un contesto di crescente instabilità politica e insicurezza nel Paese, segnato da colpi di Stato e da una prolungata insurrezione jihadista.
La nuova visione politica di Traoré
Traoré ha affermato che “la democrazia uccide” e che il modello democratico, imposto spesso dalle potenze occidentali, è sempre accompagnato da violenze e spargimenti di sangue, citando come esempio la vicina Libia. Il leader militare ha sottolineato che il Burkina Faso ha scelto un approccio alternativo, basato sulla sovranità nazionale, il patriottismo e la mobilitazione rivoluzionaria, senza però fornire dettagli specifici su questo sistema alternativo.
Nonostante un impegno iniziale a ripristinare un governo civile entro luglio 2024, la giunta militare ha prorogato il suo mandato fino al 2029, sciogliendo tutti i partiti politici nel gennaio scorso. Traoré ha definito le forze politiche tradizionali “divisive e incompatibili con la visione rivoluzionaria” della sua amministrazione, che punta a una “ricostruzione dello Stato” attraverso un sistema che coinvolga le autorità tradizionali e le strutture di base.
La lotta all’insurrezione jihadista in Burkina Faso
Oltre alla gestione interna, Traoré è stato nominato leader dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), che riunisce Burkina Faso, Mali e Niger. L’AES ha adottato protocolli per rafforzare difesa, sicurezza e cooperazione diplomatica, puntando a una federazione militare, economica e politica tra i tre Paesi. Nonostante ciò, il Burkina Faso continua a essere teatro di violenze jihadiste, con oltre 1.800 civili uccisi dal 2023 secondo un recente rapporto di Human Rights Watch.
La giunta militare ha progressivamente allontanato il Burkina Faso dalla cooperazione con i Paesi occidentali, in particolare la Francia, rivolgendosi invece a Russia, Turchia e Corea del Nord per supporto militare e tecnologico. Traoré ha inoltre promosso un’intensa mobilitazione generale delle forze armate, con l’arruolamento di nuove unità per contrastare l’insurrezione.
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