Budapest, 28 gennaio 2026 – La procura di Budapest ha formalmente denunciato il sindaco della capitale, Gergely Karácsony, per l’organizzazione del Pride il 28 giugno scorso, nonostante il divieto imposto dalle autorità. L’accusa riguarda la violazione della libertà di associazione e di riunione. Karácsony, figura di spicco dell’opposizione liberale ungherese, ha risposto con fermezza alle accuse, dichiarando di non voler subire intimidazioni e di voler continuare la sua battaglia per la libertà e i diritti civili.
La denuncia contro il sindaco di Budapest
La protesta del Pride a Budapest, tenutasi lo scorso giugno, si è svolta in un contesto di crescente tensione politica e sociale. La decisione di vietare la manifestazione è stata interpretata come una misura restrittiva nei confronti delle libertà civili fondamentali. Gergely Karácsony, sindaco della città dal 2019 e noto per il suo impegno a favore dei diritti umani e delle minoranze, ha organizzato e supportato l’evento nonostante il divieto, sottolineando il valore simbolico e politico della manifestazione.
In un post pubblicato su X, Karácsony ha ribadito: “Ero un sospettato, ora sono accusato perché ho difeso la libertà, la mia e quella degli altri. Mi rifiuto di essere intimidito o messo a tacere. Non accetterò mai che difendere la libertà, la libertà di parola o l’amore possa essere considerato un crimine.”
Queste parole sottolineano la determinazione del sindaco a mantenere saldo il suo impegno contro le restrizioni imposte dal governo di Viktor Orbán, che ha spesso adottato una linea dura nei confronti delle manifestazioni LGBTQ+ e di altre espressioni di dissenso politico.
Karácsony e la difesa dei diritti civili
Gergely Karácsony è una figura politica di rilievo in Ungheria, noto per il suo percorso come politologo e attivista. Dal 2019 guida Budapest, città che ha spesso rappresentato un’isola di pluralismo e apertura in un Paese segnato da crescenti derive autoritarie. Nel corso del suo mandato, ha promosso iniziative per la tutela dei diritti umani e della diversità culturale, come il Patto delle Città Libere siglato con le capitali del Gruppo di Visegrád, volto a sostenere valori quali libertà, democrazia e tolleranza.
La sua opposizione al governo centrale si è manifestata anche in azioni simboliche, come la rinomina di strade di Budapest in onore di cause internazionali legate alla libertà e ai diritti umani. La sua difesa del Pride e della libertà di manifestazione rappresenta un ulteriore tassello di questa battaglia politica e culturale.
Il caso giudiziario aperto nei suoi confronti riflette le tensioni in atto tra le istituzioni locali e il governo nazionale ungherese, evidenziando la polarizzazione che caratterizza la scena politica del Paese soprattutto sui temi dei diritti civili e delle libertà democratiche.






