Il blocco quasi totale dello Stretto di Hormuz a causa del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele potrebbe avere conseguenze devastanti per i Paesi più fragili del pianeta. Lo ha avvertito martedì l’Organizzazione delle Nazioni Unite, evidenziando come la paralisi della rotta marittima stia interrompendo quasi un quarto del traffico petrolifero mondiale e numerosi trasporti commerciali essenziali.
Un colpo alle economie vulnerabili
Secondo la UN Conference on Trade and Development (UNCTAD), il blocco arriva in un momento critico, in cui molte economie in via di sviluppo faticano a gestire il debito e dispongono di margini fiscali ridotti. L’interruzione della navigazione ha già fatto aumentare i costi di energia, fertilizzanti e trasporti, con effetti diretti sul prezzo del cibo e sul costo della vita. Prima della guerra, tra il 1° e il 27 febbraio, 129 navi transitavano ogni giorno nello Stretto, mentre il 3 marzo il numero è crollato a sole tre unità. UNCTAD ha sottolineato che questi dati dimostrano la vulnerabilità dei principali snodi marittimi e il loro potenziale di generare shock a livello globale.
Impatto sulle operazioni umanitarie del blocco dello Stretto di Hormuz
Il World Food Programme (WFP) ha già registrato rallentamenti significativi nelle proprie operazioni di aiuto alimentare. Jean-Martin Bauer, direttore del servizio di analisi alimentare e nutrizionale del WFP, ha spiegato che le navi stanno deviando il percorso intorno al Capo di Buona Speranza, aumentando i tempi di consegna di circa 25 giorni, il 50% in più rispetto al normale. Questo rallentamento comporta un aumento dei costi e congestiona porti lontani dallo Stretto, in particolare in Asia. Secondo l’ONU, l’aumento dei prezzi dell’energia e dei trasporti rischia di aggravare la stabilità macroeconomica e sociale dei Paesi già sotto pressione finanziaria, colpendo soprattutto le popolazioni più vulnerabili.
Il capo dei diritti umani dell’ONU, Volker Turk, ha sottolineato che l’impennata dei prezzi del petrolio avrà effetti a catena su alimenti e beni essenziali, aggravando le tensioni sociali e economiche in nazioni dipendenti dalle importazioni. L’ONU definisce questa crisi come un momento cruciale nella storia delle catene di approvvigionamento globali, con ripercussioni dirette su milioni di persone.






