L’Avana, 16 marzo 2026 – Un blackout totale ha colpito l’intera isola di Cuba, lasciando milioni di abitanti senza elettricità. La notizia è stata confermata dalla compagnia elettrica statale Union Nacional Electrica de Cuba (Une), che ha annunciato lo “spegnimento completo della rete elettrica nazionale” a causa di un grave guasto tecnico. I lavori per il ripristino dell’energia sono già iniziati, ma la situazione resta critica.
Il blackout nazionale a Cuba
Il blackout è stato causato dalla disconnessione totale della Centrale termoelettrica Antonio Guiteras, una delle principali centrali dell’isola, a seguito di un incidente tecnico. Il ministero dell’Energia cubano ha spiegato che il guasto ha provocato il collasso del sistema elettrico nazionale, lasciando al buio diverse provincie, tra cui Holguín, Granma, Santiago de Cuba e Guantánamo.
La mancanza di energia si aggiunge a una situazione già estremamente difficile: da mesi la popolazione cubana subisce interruzioni di corrente che possono durare fino a 20 ore al giorno. Questi disagi sono legati a guasti frequenti delle centrali termoelettriche, molte delle quali operano da oltre 40 anni senza i necessari interventi di manutenzione. L’aggravarsi della crisi economica e l’aumento dei prezzi del petrolio hanno inoltre reso più difficile per il governo l’acquisto di combustibili essenziali per alimentare le centrali.
Impatti sociali ed economici e la pressione internazionale
Il blackout ha causato gravi disagi nella vita quotidiana, con interruzioni di servizi essenziali come l’acqua potabile, i trasporti e le comunicazioni. Il governo cubano ha già adottato misure di emergenza, chiudendo scuole, locali notturni e invitando molti lavoratori a restare a casa, limitando la presenza sul posto di lavoro ai soli “lavoratori indispensabili”.
La crisi energetica è inoltre aggravata dalle sanzioni statunitensi che limitano l’approvvigionamento di petrolio, in particolare dopo la riduzione delle forniture dal Venezuela. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha espresso forte preoccupazione per la situazione umanitaria, temendo un possibile collasso se le pressioni internazionali dovessero continuare.
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito l’embargo statunitense una “guerra economica” e un “blocco genocida”, sottolineando come le restrizioni stiano soffocando l’economia e peggiorando le condizioni di vita della popolazione.






