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Abu Mazen all’Onu: “A Gaza in corso genocidio da due anni, non lasceremo la Palestina”

Nel suo intervento all’Assemblea Onu, il leader palestinese denuncia crimini e crisi umanitaria a Gaza, esclude Hamas dal futuro governo e chiede sostegno internazionale

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Abu Mazen all'Onu

Abu Mazen all'Onu / Nazioni Unite

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

New York, 25 settembre 2025 – Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), Mahmūd Abbās, noto come Abu Mazen, è intervenuto oggi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per denunciare con fermezza la situazione drammatica nella Striscia di Gaza e ribadire la posizione palestinese nel conflitto in corso con Israele.

Abu Mazen all’Onu: attacchi Hamas non rappresentano il popolo palestinese

Nel suo discorso, Abu Mazen ha sottolineato che gli attacchi del 7 ottobre 2023 perpetrati da Hamas in Israele non rappresentano il popolo palestinese. Il leader ha chiarito che Hamas non avrà alcun ruolo nel governo palestinese, affermando che il movimento dovrà consegnare le armi all’Autorità Nazionale Palestinese per realizzare un unico stato con una sola legge e una sola forza di sicurezza, evitando così uno stato armato. Questa posizione evidenzia un netto distacco dalla fazione islamista, che controlla la Striscia di Gaza dal 2007, e che ha condotto il più grande attacco contro Israele dal 1948, scatenando l’attuale guerra.

Abu Mazen ha inoltre condannato l’attacco israeliano al Qatar, definendolo una chiara violazione della legge internazionale e un’escalation pericolosa nel conflitto regionale.

Denuncia di un genocidio e richiami alla comunità internazionale

Nel suo intervento, il presidente palestinese ha descritto la guerra di Israele a Gaza come «uno dei capitoli più orribili della storia del XX e XXI secolo», denunciando che da quasi due anni la popolazione palestinese vive una situazione di genocidio, fatto di uccisioni e fame. Ha accusato le forze israeliane di compiere crimini contro l’umanità, documentati e monitorati, che aggravano la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.

Nonostante le difficoltà, Abu Mazen ha ribadito la necessità di un processo politico che porti a uno Stato palestinese unificato, escludendo Hamas dalle istituzioni ufficiali, ma impegnandosi al contempo a ottenere un governo riconosciuto internazionalmente e a lavorare per la pace.

Il discorso di Abu Mazen all’Onu avviene dopo che l’amministrazione Trump aveva negato il visto al presidente palestinese, impedendogli di partecipare di persona all’Assemblea Onu, sottolineando le tensioni che ancora persistono nel quadro diplomatico internazionale.

“La Palestina è nostra”

Abu Mazen all’Onu ha ribadito con fermezza la posizione della Palestina durante il suo intervento in videoconferenza.  Il leader ha sottolineato che “la Palestina è nostra, non lasceremo la nostra terra”, riaffermando così il diritto del popolo palestinese alla propria sovranità territoriale.

Nel suo discorso, Abu Mazen ha dichiarato che la pace non può essere raggiunta senza giustizia e ha affermato che la liberazione della Palestina è una condizione imprescindibile per la stabilità nella regione. Ha espresso il desiderio di uno Stato moderno e civile, libero da violenza ed estremismo, dove si investa nella gente, nella tecnologia e nell’istruzione invece che nella guerra.

Il presidente palestinese ha inoltre invitato tutti gli Stati che ancora non hanno riconosciuto la Palestina a compiere questo passo fondamentale, sollecitando il sostegno internazionale per l’adesione piena della Palestina alle Nazioni Unite. “Abbiamo già riconosciuto l’esistenza di Israele nel 1988 e nel 1993 e continuiamo a riconoscere questo diritto”, ha ricordato, evidenziando la volontà di un dialogo basato su reciproco riconoscimento.

Abu Mazen ha voluto chiarire che i palestinesi rifiutano categoricamente l’antisemitismo, distinguendo tra la legittima lotta per i diritti nazionali e ogni forma di odio razziale.

Nel corso dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha inoltre espresso la sua disponibilità a collaborare con il presidente statunitense Donald Trump, l’Arabia Saudita, la Francia e l’ONU per dare impulso a un piano di pace nel Medio Oriente, segnando un passo importante in un contesto geopolitico caratterizzato da tensioni persistenti.

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