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Home Economia

Swatch si scusa con la Cina per la campagna pubblicitaria ritenuta razzista

La campagna Swatch ritirata dopo le proteste su Weibo per uno stereotipo offensivo che mette a rischio la presenza del gruppo svizzero nel mercato asiatico

by Redazione
19 Agosto 2025
Il logo del gruppo Swatch, società svizzera attiva nel campo dell'orologeria

Shutterstock.com

Pechino, 19 agosto 2025 – Il gruppo svizzero Swatch ha espresso formali scuse per una controversa campagna pubblicitaria che ha suscitato forti accuse di razzismo in Cina. La pubblicità, ritirata a livello globale, mostrava un modello asiatico impegnato nel gesto degli “occhi a mandorla”, considerato uno stereotipo offensivo nei confronti delle persone asiatiche. L’episodio ha scatenato una vasta ondata di indignazione e richieste di boicottaggio sulla principale piattaforma social cinese, Weibo, mettendo a rischio la reputazione del marchio nel suo mercato asiatico più importante.

La pubblicità Swatch e la reazione del mercato cinese

La campagna incriminata faceva parte della serie ‘Swatch Essential’ e ritraeva un modello asiatico che si tirava gli angoli degli occhi verso l’esterno con le dita, un gesto che in Occidente è stato spesso utilizzato come insulti razzista verso gli asiatici. La foto, pubblicata sul sito ufficiale di Swatch in Cina, è stata immediatamente criticata dagli utenti, con appelli al boicottaggio e richieste di ritiro del marchio dal mercato cinese. Anche altri media statali hanno sottolineato come il gruppo, che controlla anche marchi di lusso come Omega, Longines e Tissot, dipenda fortemente dal mercato della Cina, Hong Kong e Macao, che nel 2024 ha rappresentato circa il 27% delle sue vendite consolidate.

In risposta alle critiche, Swatch ha dichiarato su Weibo: “Trattiamo la questione con la massima importanza e abbiamo immediatamente rimosso tutto il materiale correlato nel mondo. Ci scusiamo sinceramente per qualsiasi incomprensione o disagio“. Tuttavia, le scuse non sembrano aver placato la rabbia online, con molti utenti che accusano il gruppo di superficialità e discriminazione.

Questo episodio si aggiunge a una serie di tensioni tra brand globali e consumatori cinesi, che negli ultimi anni hanno spesso reagito con boicottaggi a campagne considerate offensive o politicamente sensibili, come nel caso di marchi come Dior, Dolce & Gabbana, H&M e Uniqlo.

Tags: CinaRazzismo

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