Il petrolio ha perso quasi il 10%, la caduta più brusca dal 2018. Nel frattempo, le borse asiatiche hanno reagito con un balzo deciso, quasi un sospiro collettivo di sollievo. A scatenare questa reazione è stato un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, che ha calmato le acque in una regione fino a ieri al limite dell’esplosione. Lo Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il transito del greggio mondiale, si prepara a riaprire, grazie all’impegno iraniano durante questa tregua. Gli investitori hanno subito corretto il tiro, abbassando la guardia sui rischi di interruzione delle forniture energetiche e rivedendo al ribasso le loro aspettative per i mercati.
Crolla il prezzo del petrolio: i dettagli
Il West Texas Intermediate , il punto di riferimento americano, è scivolato fino al 19% in pochi giorni, il calo più forte dal 2017. L’annuncio che Donald Trump, allora presidente USA, aveva dato via libera alla sospensione degli attacchi militari contro l’Iran ha scatenato la reazione. Anche in Europa il Brent ha perso terreno, calando del 16% e fermandosi intorno a 91,70 dollari al barile. La promessa di Teheran di garantire un passaggio sicuro nel Golfo Persico ha dato un segnale forte, contribuendo a tranquillizzare i mercati.
La sospensione delle azioni militari e la riapertura dello Stretto di Hormuz sono stati letti come segnali concreti di distensione. Gli investitori sperano che con la normalizzazione dei flussi energetici si riduca l’incertezza globale e si allenti la pressione inflazionistica legata ai costi dell’energia, salita vertiginosamente negli ultimi mesi.
Borse asiatiche in forte spinta
L’indice MSCI Asia Pacific, che raggruppa i titoli più importanti dell’area, ha guadagnato il 4,1%, toccando il massimo delle ultime tre settimane. Dietro questo balzo c’è la speranza di un’inflazione meno feroce e di una crescita più stabile, sostenuta da prezzi energetici meno volatili. A beneficiare di questo clima sono soprattutto le aziende di grandi e medie dimensioni, segno che il settore industriale e finanziario vede con ottimismo il futuro.
Anche i futures americani sugli indici azionari hanno guadagnato oltre il 2%, mentre quelli europei hanno messo a segno un rialzo del 5%. L’accordo di pace temporaneo in Medio Oriente ha acceso l’entusiasmo a livello globale. Perfino i titoli di Stato hanno trovato nuovo interesse, con gli investitori che ora puntano su una Federal Reserve più morbida, immaginando possibili tagli ai tassi di interesse.






