Tunisi, 5 gennaio 2026 – La Tunisia si prepara a conquistare il secondo posto mondiale nella produzione di olio d’oliva, superando l’Italia e mantenendosi dietro soltanto alla Spagna. Lo segnala il Financial Times, che attribuisce questo balzo produttivo a una combinazione di condizioni climatiche favorevoli e alti prezzi internazionali, con una stagione 2025-26 considerata tra le più forti degli ultimi anni.

Tunisia verso il secondo posto mondiale nella produzione di olio d’oliva
Secondo le stime riportate, il raccolto tunisino si attesta tra 380 mila e 400 mila tonnellate, con alcune proiezioni che arrivano fino a 500 mila tonnellate. Questo incremento è favorito dalle piogge abbondanti che hanno interessato il paese nordafricano, a differenza degli altri grandi produttori del Mediterraneo, come Italia, Grecia e Turchia, che hanno sofferto a causa della siccità e degli stress climatici. La Tunisia, inoltre, vanta un ampio settore olivicolo con circa 2 milioni di ettari di superficie coltivata e 107 milioni di alberi d’olivo, elemento che le consente di beneficiare rapidamente delle annate produttive favorevoli.
Tuttavia, la quasi totalità dell’olio tunisino viene esportata in forma sfusa e successivamente miscelata o re-etichettata nei mercati europei. Solo una piccola percentuale viene imbottigliata direttamente in Tunisia, una pratica che limita il valore aggiunto per il paese produttore.
Impatti sul mercato europeo e controversie sul dazio zero
La Tunisia ha annunciato l’avvio di negoziati con l’Unione Europea per aumentare a 100.000 tonnellate annue la quota di olio d’oliva esportato a dazio zero, raddoppiando l’attuale contingente di 56.700 tonnellate previsto dagli accordi firmati nel 2016 e ridefiniti nel 2019. Questa prospettiva ha sollevato forti preoccupazioni da parte di Coldiretti e Unaprol, che denunciano un impatto negativo sui produttori italiani, con un aumento delle importazioni tunisine in Italia del 38% nei primi nove mesi del 2025 e un crollo del prezzo dell’extravergine nazionale superiore al 20%.
Gli agricoltori italiani temono che l’espansione delle importazioni a dazio zero possa incentivare la concorrenza sleale e una riduzione della qualità, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle produzioni locali. Coldiretti ha chiesto al governo italiano di intensificare i controlli sulle industrie olearie per contrastare l’arrivo di olio a basso costo e di dubbia qualità.
Nel frattempo, le previsioni globali per la campagna 2025-26 indicano una produzione sostanzialmente stabile, con un aumento del commercio, ma permangono rischi legati alla volatilità dei mercati e alle condizioni climatiche. La Tunisia, quindi, si conferma come un attore chiave nel panorama internazionale dell’olio d’oliva, ma la sua crescita dovrà essere accompagnata da investimenti in imbottigliamento, branding e logistica per tradurre l’aumento quantitativo in un vantaggio competitivo sostenibile.






