Roma, 10 dicembre 2025 – La cucina italiana ha raggiunto un traguardo storico con il riconoscimento ufficiale da parte del Comitato intergovernativo dell’UNESCO quale patrimonio culturale immateriale dell’umanità. È la prima volta che un’intera tradizione enogastronomica viene valorizzata nella sua totalità, abbracciando non solo singoli piatti ma l’intero sistema culturale e sociale che ruota attorno al cibo italiano. Questo prestigioso riconoscimento non solo sottolinea il valore culturale della tavola italiana, ma evidenzia anche la sua enorme rilevanza economica e sociale nel contesto nazionale e internazionale.
Il valore economico della cucina italiana
Secondo gli ultimi dati aggiornati da Coldiretti in occasione di The European House Ambrosetti 2025, la filiera agroalimentare italiana genera un valore complessivo di oltre 707 miliardi di euro, collocando il settore alimentare come la prima ricchezza del Paese, superiore a venti manovre finanziarie nazionali. Questa filiera coinvolge direttamente 4 milioni di lavoratori e si fonda sull’attività quotidiana di 700mila imprese agricole, 70mila industrie alimentari, più di 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. L’Italia si conferma leader nell’Unione Europea per valore aggiunto agricolo, con oltre 42 miliardi di euro nel 2024, e primeggia anche per valore generato per ettaro, che si attesta quasi a 3mila euro, il doppio rispetto alla Francia.
L’export agroalimentare ha segnato un record storico, chiudendo il 2024 a 69,1 miliardi di euro, con una crescita quasi doppia rispetto al 2015, quando si fermava a 37 miliardi. Se queste tendenze continueranno, si prevede che entro il 2030 le esportazioni italiane di cibo e vino potranno raggiungere quota 100 miliardi di euro. I prodotti trainanti sono il vino (8,1 miliardi), l’ortofrutta fresca (6,5 miliardi), formaggi (5,4 miliardi) e pasta (4,3 miliardi). Particolarmente significativa è la crescita del valore dell’olio extravergine di oliva, aumentato del 45% nel 2024.
L’impatto della “Dop economy” e il ruolo delle indicazioni geografiche
Il settore delle denominazioni di origine protetta (DOP), indicazioni geografiche protette (IGP) e specialità tradizionali garantite (STG) continua a rappresentare un pilastro fondamentale dell’agroalimentare italiano. Nel 2024 la “Dop economy” ha raggiunto un valore di 20,7 miliardi di euro, con un aumento del 25% rispetto al 2020. L’export dei prodotti a indicazione geografica ha superato i 12,3 miliardi di euro (+8,2%), con il comparto alimentare che per la prima volta ha superato i 5 miliardi e il vino che ha oltrepassato i 7 miliardi. L’Italia vanta 331 prodotti DOP, IGP e STG, 530 vini a denominazione e 36 spiriti certificati.
Tra i formaggi spiccano il Grana Padano, con un valore di 2,2 miliardi di euro (+23,3% rispetto al 2023), seguito dal Parmigiano Reggiano (1,7 miliardi, +10,1%) e dal Prosciutto di Parma (860 milioni). La filiera delle indicazioni geografiche dà lavoro a 864mila addetti, con un incremento dell’1,6% rispetto all’anno precedente.
Turismo enogastronomico e ristorazione: asset strategici per l’Italia
L’attrattiva della cucina italiana è un motore trainante per il turismo nazionale e internazionale. Il turismo enogastronomico ha generato nel 2024 un impatto economico di 40,1 miliardi di euro, con una crescita del 12% rispetto al 2023 e quasi il 50% in più rispetto al 2016. Circa il 70% degli italiani ha effettuato almeno un viaggio motivato da esperienze culinarie negli ultimi tre anni. Il settore contribuisce allo 0,65% del PIL italiano e favorisce la destagionalizzazione e il contrasto all’overtourism, promuovendo anche aree meno conosciute come borghi e territori interni. Toscana rimane la meta preferita dagli italiani, mentre Napoli continua a essere la città italiana più amata dai turisti stranieri.
Nel 2024 la ristorazione italiana nel mondo ha raggiunto un valore di 251 miliardi di euro, con una crescita annua del 4,5%. Il Made in Italy gastronomico rappresenta il 19% del mercato globale dei ristoranti con servizio al tavolo, con Stati Uniti e Cina che insieme coprono oltre il 65% dei consumi mondiali. In Italia, il settore della ristorazione ha superato i 83 miliardi di euro, con 1,5 milioni di addetti, di cui quasi il 40% sotto i 30 anni.






