Roma, 7 marzo 2026 – Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha ufficializzato l’avvio della Carta del docente per l’anno scolastico 2025/2026, che sarà attivabile da lunedì 9 marzo 2026 sulla piattaforma dedicata. Questa misura, concepita per promuovere la formazione e l’aggiornamento professionale degli insegnanti, presenta quest’anno alcune novità significative riguardo ai requisiti, all’importo e alle categorie di spesa ammesse.
Attivazione e requisiti della Carta del docente 2025/2026
Gli insegnanti potranno accedere alla piattaforma ufficiale utilizzando le credenziali SPID o CIE, generando così i voucher spendibili per gli acquisti e le attività formative previste dal bonus. Il credito accreditato, pari a 383 euro per l’anno scolastico 2025/2026, potrà essere utilizzato entro la fine del successivo anno scolastico 2026/2027.
Una delle principali novità riguarda l’ampliamento della platea dei beneficiari: oltre ai docenti di ruolo, il bonus sarà accessibile anche ai docenti con contratto di supplenza annuale fino al 31 agosto, a quelli con incarichi di supplenza temporanea fino al 30 giugno e al personale educativo dei convitti e degli educandati. Di fatto, la platea complessiva supera il milione di beneficiari, con un incremento di circa 200.000 docenti rispetto al precedente anno scolastico.
Riduzione dell’importo e nuove categorie di spesa ammesse
Il bonus, che negli anni passati era pari a 500 euro, è stato ridotto a 383 euro per coprire una platea più ampia. Tuttavia, il ministero ha stanziato un ulteriore fondo di 281 milioni di euro, destinato alla formazione dei docenti e all’acquisto di dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso alle scuole.
Inoltre, la Carta del docente per il 2025/2026 prevede un ampliamento delle categorie di spesa ammesse, che includono non solo libri, riviste, attività culturali e tecnologiche, ma anche servizi di trasporto di persone e strumenti musicali. Tra i vincoli, viene introdotto il limite di utilizzo per l’acquisto di dispositivi tecnologici (computer, tablet) una volta ogni quattro anni, con l’obiettivo di incentivare l’utilizzo del bonus soprattutto per la formazione.
Reazioni sindacali e confronto con il Ministero
Il 5 marzo 2026 si è svolto un incontro tra il Ministero e le organizzazioni sindacali per discutere le novità della Carta del docente. La Gilda degli Insegnanti ha espresso critiche dure, definendo la decurtazione dell’importo come un impoverimento dello strumento e sottolineando la creazione di un clima di conflitto tra docenti di ruolo e supplenti. Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda, ha ribadito la necessità di rendere deducibili tutte le spese di formazione, auspicando un superamento delle attuali piattaforme e tempistiche che penalizzano il personale docente.
Anche la Uil Scuola, nelle parole del segretario generale Giuseppe D’Aprile, ha criticato la riduzione dell’importo ma ha apprezzato l’estensione del bonus ai supplenti fino al termine delle attività didattiche e l’inclusione di nuove categorie di spesa, come i servizi di trasporto. La UIL ha inoltre segnalato una “evidente ingiustizia” nell’esclusione del personale ATA dalla Carta del docente e ha chiesto indicazioni operative più chiare per la gestione delle risorse nelle scuole.
Come attivare e utilizzare la Carta del docente
Per accedere al bonus, i docenti dovranno entrare nella piattaforma dedicata tramite SPID o CIE, dove potranno generare voucher da utilizzare per l’acquisto di materiali didattici, corsi di formazione e altri servizi ammessi. L’importo potrà essere speso fino alla fine dell’anno scolastico successivo a quello di assegnazione, offrendo così una maggiore flessibilità temporale.
Questa iniziativa si inserisce in un più ampio quadro di interventi per il miglioramento delle condizioni di lavoro degli insegnanti, che nel 2025 hanno visto anche un aumento degli stipendi e nuove opportunità di formazione. Tuttavia, le divisioni tra sindacati e ministero sulle modalità di utilizzo e sull’effettiva efficacia della Carta del docente continuano a rappresentare un tema centrale nel dibattito sull’istruzione italiana.



