Saint-Malo, 14 gennaio 2026 – L’isola di Cézembre, situata al largo di Saint-Malo in Bretagna, rappresenta uno dei capitoli più drammatici e meno conosciuti della Seconda guerra mondiale in Europa occidentale. Questa piccola isola di circa 18 ettari, teatro di una delle più intense campagne di bombardamento della guerra, è ancora oggi un simbolo della devastazione bellica e delle difficoltà legate alla bonifica post-bellica.
Il posto più bombardato di sempre
Durante l’estate del 1944, Cézembre era un nodo strategico del cosiddetto Vallo Atlantico, la linea difensiva tedesca lungo la costa europea. Fortificata con un sistema di bunker a tre livelli, dotati di artiglieria pesante e postazioni contraeree, l’isola controllava l’accesso al porto di Saint-Malo. Alla guarnigione, composta da circa 650 uomini, facevano parte anche un centinaio di militari italiani della Repubblica Sociale Italiana, molti dei quali ex prigionieri di guerra, che presidiavano la batteria contraerea meridionale.
Quando, nell’agosto 1944, gli Alleati avanzarono su Saint-Malo, i cannoni di Cézembre continuarono a sparare, nonostante la resa della città. Fu così che il generale americano George Patton ordinò un bombardamento senza precedenti: in sole tre settimane l’isola fu colpita da quasi 20.000 bombe aeree e circa 20.000 proiettili d’artiglieria, una quantità mai superata neppure durante i bombardamenti in Vietnam o in Iraq. Furono impiegate anche bombe perforanti e la temuta gelatina incendiaria al napalm, precursore delle armi usate successivamente in Asia.

La resa e le conseguenze post-belliche
Il 2 settembre 1944, dopo un assedio feroce, gli occupanti si arresero: il comandante tedesco Richard Seuss accettò una resa separata, mentre i militari italiani, guidati da due ufficiali, si consegnarono agli Alleati senza ulteriori combattimenti. I superstiti furono circa 71 marò italiani e 228 soldati tedeschi, alcuni feriti.
Il bombardamento lasciò Cézembre in uno stato di devastazione totale. Per decenni l’isola rimase interdetta al pubblico a causa della presenza di numerosi ordigni inesplosi, tra cui mine antiuomo, mortai e bombe d’aereo, e per il rischio rappresentato dalle strutture bunker ancora instabili. Solo recentemente, grazie a una campagna di bonifica coordinata dal ministero della Difesa e dalla Marina francese, è stato possibile rimuovere molte di queste pericolose mine, seppur solo in una minima parte del territorio.
Verso un futuro di turismo ecosostenibile
L’intervento di bonifica ha aperto la strada a un progetto di valorizzazione ambientale e turistica sostenibile: si prevede la creazione di un sentiero ornitologico che permetterà di ammirare la ricca fauna selvatica, tra cui colonie di gazze marine, urie, gabbiani reali nordici, falchi e gufi, senza dimenticare il forte legame storico con il passato bellico.
L’area bonificata, estesa a circa 2.000 metri quadrati, rappresenta solo una piccola porzione dell’isola, ma consentirà un accesso regolamentato e sicuro, con divieti rigorosi per chiunque superi i confini del percorso. Il capitano di fregata Jean-Charles Gérard ha sottolineato che, nonostante la rimozione dei percussori attivi, il rischio residuo di inneschi e il pericolo di cadute nelle strutture sotterranee resteranno “ad vitam aeternam”.
Cézembre rimane così un luogo di memoria e di natura selvaggia, esempio emblematico delle ferite lasciate dalla guerra e della complessità nel recupero di territori contaminati da conflitti così violenti.






