Milano, anni Novanta: una città che corre, brucia, promette. Dentro quel rumore si muovono quattro ragazzi e un’amicizia che, invece di consumarsi come tutto il resto, attraversa i decenni e resta in piedi. Gli Indomabili – scritto da Roberto Sanvito e disponibile su Amazon – si presenta così: non come semplice storia di formazione, ma come attraversamento di un tempo e di un luogo in cui la giovinezza aveva la forma di notti interminabili, di musica sparata nelle case e nei locali, di concerti, di stadi vissuti con il cuore in gola, di sogni che sembravano destinati a durare per sempre.
Il romanzo segue Lorenzo, Paolo, Arturo e Claudio lungo il passaggio dagli anni Ottanta e Novanta fino ai giorni nostri. Le loro vite si intrecciano in un percorso che non cerca di renderli esemplari: sono ragazzi imperfetti, spesso sbagliati, capaci di inciampare, tradire, ferire e farsi ferire. Attorno a loro si muove una Milano viziosa e pulsante, una città che seduce e graffia, che dà e toglie, e che finisce per diventare parte attiva del racconto: non solo scenario, ma pressione continua, una forza che accompagna, spinge, consuma.
Nel mondo de Gli Indomabili convivono leggerezza e durezza. Da una parte ci sono le risate notturne e l’energia caotica di quell’età; dall’altra ci sono le crepe che si allargano, gli eccessi, le dipendenze, gli amori complicati, le conseguenze di scelte che non sempre si capiscono mentre si fanno. Le strade dei protagonisti prendono direzioni diverse, i destini diventano imprevedibili, eppure resta un filo invisibile che continua a tenerli legati anche quando la vita si fa feroce. L’amicizia, qui, non è un’idea luminosa e pulita: è un territorio discontinuo, fragile, a tratti scomodo, capace di offrire riparo anche quando non lo si merita.
Il tono dichiarato è quello di un memoir “scanzonato e sognatore”, ma senza nostalgia addomesticata. Chi ha vissuto quegli anni può ritrovare un pezzo di sé nel modo in cui il tempo viene evocato: non come celebrazione, ma come materia viva, piena di contraddizioni. Chi non li ha attraversati viene invece accompagnato dentro una grammatica emotiva che spiega cosa significasse essere giovani quando il futuro non era un concetto, ma una sensazione: una notte che sembrava non finire mai.
Nelle pagine dedicate agli anni Novanta entrano in scena anche le figure femminili, inizialmente osservate attraverso lo sguardo maschile dei protagonisti: desiderio, inseguimento, proiezione, confusione. Con il passare del tempo, però, lo sguardo cambia e quelle presenze smettono di essere comparse: diventano confronto, misura, intelligenza che obbliga a fare i conti con le proprie fragilità e con l’idea stessa di diventare adulti. Ne emerge un movimento di crescita che non avviene in solitaria, ma nel dialogo e nello scontro, in un rapporto che sposta i protagonisti fuori dall’istinto e li costringe a dare un nome a ciò che provano.
L’autore, Roberto Sanvito, accompagna il lettore chiarendo fin da subito l’intento: raccontare vite che fanno rumore e amicizie che resistono nonostante le crepe. I personaggi non cercano assoluzioni e non offrono risposte definitive; portano ferite visibili e invisibili, inciampano e ripartono, si tradiscono e si salvano. “Indomabili” non perché vincono, ma perché rifiutano l’idea di arrendersi. Anche la scrittura, nella dichiarazione d’intenti, segue questa linea: diretta, a tratti molto esplicita soprattutto nella prima parte, quando l’energia giovanile è più corporea, confusa, irruenta.

Il libro viene presentato come un racconto per chi ha vissuto gli anni Novanta senza chiamarli ancora nostalgia, e per chi vuole capire cosa significa costruire un legame che dura decenni pur restando un campo di battaglia. Non un manifesto, non un balsamo: uno specchio. La promessa è quella di un romanzo capace di restituire una verità non addomesticata, chiedendo al lettore una sola cosa: entrarci senza difese, accettare l’imperfezione come luogo in cui riconoscersi.
In questa prospettiva, Gli Indomabili diventa la storia di un’amicizia che non invecchia. Cambia pelle, si sposta, si incrina e si ricuce. Ma continua a essere indomabile, come certe relazioni che non si possono spiegare fino in fondo: si possono solo attraversare, portandosi dietro quello che si è stati e quello che, a fatica, si è diventati.
