Venezia, 10 gennaio 2026 – Nuovi sviluppi emergono nel caso dell’omicidio di Sergiu Tarna, il giovane barman moldavo di 25 anni ucciso con un colpo di pistola alla tempia nella notte del 31 dicembre 2025 nelle campagne di Malcontenta di Mira, in provincia di Venezia. L’indagine, coordinata dal procuratore capo reggente di Venezia, Stefano Ancilotto, e dal pm Christian Del Turco, ha portato all’arresto di Riccardo Salvagno, 40enne agente della Polizia locale di Venezia, sospettato di essere il killer. La vicenda ha riscosso grande attenzione anche per il movente legato a un video compromettente che potrebbe aver alimentato tensioni e violenza tra i protagonisti.
Sergiu Tarna, movente dietro l’omicidio: un video compromettente e la paura della diffusione
Secondo quanto riferito dallo stesso Salvagno durante l’interrogatorio, la tragedia sarebbe scaturita dalla paura che Sergiu Tarna diffondesse un video a sfondo sessuale che lo ritraeva in compagnia di una persona transgender, girato presumibilmente in un locale di lap dance.
Il 40enne, che aveva più volte chiesto al barman di cancellare il filmato – temendo per la sua immagine e la sua carriera – ha raccontato di aver voluto inizialmente solo intimidire o picchiare Tarna. Tuttavia, secondo la sua versione, il colpo di pistola sarebbe partito accidentalmente durante la colluttazione. Questa narrazione resta al vaglio degli inquirenti, che stanno verificando ogni dettaglio con l’ausilio delle indagini coordinate dai carabinieri del nucleo investigativo di Venezia.
Riccardo Salvagno: dall’agente di polizia locale al presunto omicida in fuga
Nativo di Chioggia e residente a Marghera, Salvagno aveva un passato da vigilante privato e aveva anche partecipato alle elezioni comunali del 2024 a Spinea, candidandosi nelle liste della Democrazia Cristiana. Dopo il delitto, si era reso irreperibile, lasciando l’Italia per Tenerife e successivamente spostandosi vicino a Madrid, dove avrebbe potuto contare su alcune conoscenze. Il suo ritorno in Italia nella notte tra il 5 e il 6 gennaio ha consentito alle forze dell’ordine di intercettarlo e arrestarlo nei pressi della sua abitazione, grazie a un blitz supportato da droni con telecamere termiche.
Gli investigatori continuano a cercare almeno un complice, probabilmente un albanese, che avrebbe aiutato Salvagno nel rapimento e nell’esecuzione di Tarna. La vittima, infatti, era stata costretta con la forza a salire in auto a Mestre e portata in aperta campagna, dove è stata uccisa con un colpo ravvicinato alla testa. L’autopsia non ha rilevato segni di percosse o altre ferite, confermando l’esecuzione piuttosto che un’aggressione violenta.
Il ruolo di Sergiu Tarna nella movida veneziana e la figura del barman
Sergiu Tarna era noto nei locali della movida mestrina, in particolare nel bar Esquina di via Lazzari, dove lavorava come barman. La sua professione, che implica competenze specialistiche nella preparazione di cocktail e bevande alcoliche, lo inseriva in un contesto sociale variegato e a volte complesso. La distinzione tra figure come barista, barman e bartender è significativa nel settore: mentre il barista si occupa prevalentemente di caffetteria e servizio diurno, il barman è specializzato nella miscelazione di cocktail alcolici, attività tipica di ambienti più raffinati come lounge bar e hotel di prestigio. Il bartender, termine più moderno e legato all’American bartending, predilige tecniche rapide e spesso acrobatiche, tipiche di discoteche e pub ad alta affluenza.
Tarna, formato in scuole specializzate come la Dieffe di Spinea, aspirava a emergere nel settore, ma sembra essere rimasto coinvolto in un giro oscuro legato a debiti e traffici illeciti. Questo contesto ha reso la sua posizione vulnerabile, come evidenziano le indagini in corso.
Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha espresso profondo sdegno per l’accaduto, auspicando che il complice venga presto identificato e che si faccia piena luce sulle motivazioni che hanno portato a questo tragico evento. Nel frattempo, le autorità cittadine si stanno attivando per sostenere la famiglia della vittima, offrendo assistenza per l’organizzazione dei funerali e un contributo economico.

