Milano, 12 gennaio 2026 – La pubblica accusa ha avanzato la richiesta di condanne per dodici imputati coinvolti nel processo sul maxi rogo della Torre dei Moro, il grattacielo di 18 piani in via Antonini a Milano che il 29 agosto 2021 è stato devastato da un incendio di vaste proporzioni. Il rogo, originato da una sigaretta accesa gettata su un balcone, ha trasformato l’edificio in una vera e propria torcia, alimentata dalla pericolosità dei pannelli di rivestimento esterno, ma fortunatamente non ha provocato vittime.
Torre dei Moro, richieste di pena da 3 anni e mezzo a 8 anni per i responsabili del rogo
La pm di Milano, Marina Petruzzella, ha chiesto condanne comprese tra i 3 anni e 6 mesi e gli 8 anni di reclusione per i dodici imputati, accusati di disastro colposo. Tra questi, figura Teodoro Martinez Lopez, legale rappresentante della società Alucoil, produttore spagnolo dei pannelli di rivestimento “Larson” utilizzati per la facciata della Torre, per il quale è stata richiesta una pena di 8 anni. Stessa richiesta per Ettore Zambonini, rappresentante dell’azienda Zambonini spa, e per Giordano Cantori, responsabile commerciale dei pannelli. Per Francisco Churruca Ybbarra, export manager di Alucoil, la pm ha chiesto 7 anni. Altri imputati, in ruoli chiave come il direttore dei lavori e i responsabili della sicurezza e degli acquisti nelle aziende coinvolte, rischiano pene comprese tra i 3 anni e 6 mesi e i 5 anni.
Le indagini hanno evidenziato che i pannelli in alluminio composito con nucleo in polietilene utilizzati erano altamente infiammabili e privi di certificazioni antincendio valide, caratteristiche che hanno reso l’incendio incontrollabile e rapidissimo, «come se la Torre fosse stata rivestita di benzina solida», come spiegato dal consulente scientifico della Procura, il professor Filiberto Lembo.
Risarcimenti e testimonianze degli inquilini
Lo scorso dicembre, gli inquilini e i condomini della Torre dei Moro sono stati risarciti tramite un accordo transattivo, grazie ai versamenti effettuati da Alucoil e da alcuni imputati, per centinaia di migliaia di euro. Su quasi 180 parti civili originarie, la maggior parte ha ottenuto un ristoro e si è ritirata dal procedimento, mentre sono in corso le definizioni degli ultimi risarcimenti.
Durante il processo, Mirko Berti, portavoce dei condomini, ha raccontato in aula il dramma vissuto: il suo appartamento al 16° piano è stato distrutto, con la perdita totale dei beni. Ha denunciato la mancanza di disponibilità da parte dei costruttori a confrontarsi con gli inquilini, sottolineando l’enorme impatto materiale e psicologico sull’intera comunità.
Il processo, presieduto dalla giudice Amelia Managò, proseguirà il 19 gennaio, con la possibile discussione delle difese e un eventuale rinvio al 23 gennaio per completare le procedure di risarcimento. Intanto, il caso ha acceso i riflettori sulle criticità nella scelta dei materiali da costruzione e sulla sicurezza antincendio negli edifici residenziali.
