Roma, 16 gennaio 2026 – Un episodio controverso si è verificato ieri in piazza del Campidoglio, dove due iraniani, sostenitori della monarchia dello Scià di Persia, sono stati allontanati durante una manifestazione pubblica. I due manifestanti, recanti cartelli con la fotografia del figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi, sono stati immediatamente respinti dai partecipanti alla protesta organizzata da Amnesty International e dall’associazione Donna Vita e Libertà.
Lo scontro in piazza e l’intervento della polizia

Gli animi si sono subito accesi quando uno dei due manifestanti ha iniziato a intonare cori inneggianti allo Scià, attirando l’attenzione della folla e delle telecamere presenti. La presenza di questi due sostenitori della dinastia Pahlavi ha rapidamente generato tensione, con i manifestanti contrari che hanno chiesto il loro allontanamento. Dopo alcuni minuti di confronto acceso, è intervenuta la Digos, che ha proceduto a rimuovere i due iraniani dalla piazza per evitare ulteriori disordini.
L’episodio si inserisce in un contesto di forte polarizzazione politica legata alla situazione dell’Iran, dove il ricordo della monarchia e della figura di Mohammad Reza Pahlavi, ultimo Scià di Persia, resta ancora oggi motivo di divisione. Mohammad Reza Pahlavi, al potere dal 1941 fino alla rivoluzione islamica del 1979, è stato un monarca che ha segnato profondamente la storia del Paese, tanto da lasciare una figura controversa tra oppositori e sostenitori.
Reza Pahlavi, il figlio dello Scià e la sua posizione attuale
Il figlio dello Scià, Reza Pahlavi, è attualmente una figura simbolica per l’opposizione iraniana in esilio. Residente principalmente negli Stati Uniti e spesso attivo in Europa, ha recentemente dichiarato in diverse occasioni di essere pronto a rientrare in Iran per guidare una transizione democratica, auspicando la caduta del regime teocratico attuale e la fine della Repubblica Islamica.
Reza Pahlavi, che ha lasciato l’Iran nel 1979 insieme alla famiglia durante l’avvento della rivoluzione, si presenta come un’alternativa politica e invita a una sollevazione pacifica per il ritorno della democrazia nel Paese. La sua figura rimane però controversa anche a causa della storia complessa del padre, il cui regime fu caratterizzato da un governo autoritario e dalla repressione politica, anche attraverso la temuta polizia segreta SAVAK.
L’episodio di ieri a Roma riflette quindi le tensioni ancora vive tra diverse fazioni iraniane in esilio, tra nostalgici della monarchia e sostenitori dei diritti umani e delle libertà civili promossi da organizzazioni come Amnesty International, che da sempre monitora e denuncia le violazioni dei diritti nel Paese mediorientale.






