Ancona, 29 gennaio 2026 – A sette anni dalla tragica strage nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, i familiari delle vittime tornano a chiedere giustizia e denunciano di essere stati abbandonati dallo Stato italiano, in netto contrasto con l’attenzione riservata alle famiglie colpite dall’incendio di Capodanno a Crans-Montana. Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo delle Marche, sede del Consiglio regionale delle Marche, alcuni congiunti delle vittime hanno espresso il loro dolore e la loro indignazione a pochi giorni dall’udienza in Corte d’Appello ad Ancona sul processo bis legato alle carenze di sicurezza nel locale.
Familiari delle vittime a Corinaldo denunciano l’abbandono dello Stato
Presenti all’incontro con la stampa, tra gli altri, Paolo Curi, vedovo di Eleonora, 39 anni, morta nella calca, padre di quattro figli, e Massimo Pongetti, padre di Daniele, 16 anni, anch’egli deceduto nella tragedia. Curi ha ricordato come «abbiamo mandato questi ragazzi al massacro, una tragedia più che annunciata», sottolineando che il locale era stato già chiuso un anno prima dell’incidente fatale ma poi riaperto senza che fossero comminate condanne. «In Italia non c’è giustizia – ha tuonato – Ci siamo sentiti lasciati soli. Condannare la banda dello spray è semplice, ma condannare l’amministrazione è molto difficile, così la gente si sente impunita».
Anche Pongetti ha ribadito la richiesta di giustizia «non per vendetta, ma perché tutti sapevano e nessuno ha mai fatto niente». Ha inoltre precisato che quella sera era previsto un concerto e non un dj set, circostanza che, se fosse stata nota, avrebbe indotto molti genitori a non mandare i figli in discoteca. «Daniele era un ragazzo solare, voleva diventare ingegnere e mancherà sempre a tutti noi», ha aggiunto con commozione.
Giuseppe Orlandi, che ha perso il figlio Mattia di 15 anni, ha puntato il dito contro la gestione del locale: «Il locale non doveva essere riaperto perché sprovvisto di agibilità e concessione edilizia, accatastato come deposito agricolo». Orlandi ha sottolineato che la mancata correlazione tra la riapertura e la tragedia è inaccettabile, affermando che «se il locale non fosse stato riaperto, la tragedia non sarebbe successa». L’appello dei familiari è ora rivolto alla Corte di Cassazione per ottenere una sentenza giusta.
Il confronto con Crans-Montana: solidarietà ma differenti risposte istituzionali
Nel corso della conferenza stampa si è evidenziato un contrasto netto nel modo in cui lo Stato ha risposto alle due tragedie. I familiari di Corinaldo hanno scritto una lettera aperta alla presidente del Consiglio regionale, chiedendo la stessa attenzione e solidarietà che lo Stato italiano ha mostrato nei confronti delle famiglie colpite dal recente incendio del locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, dove il 1° gennaio 2026 sono morte 40 persone, quasi tutte minorenni, e 116 sono rimaste ferite.
Fazio Fabini, padre di Emma, 14 anni, tra le vittime di Corinaldo, ha evidenziato che «per Crans-Montana lo Stato c’è, per noi invece no. I nostri figli non sono figli di serie B, non sono morti di serie B». Fabini ha ricordato come dopo la tragedia svizzera ci sia stata una immediata partecipazione e disponibilità da parte delle autorità italiane verso quelle famiglie, mentre per Corinaldo si è percepito un abbandono e una dimenticanza, nonostante la battaglia legale sia ancora in corso.
La richiesta è dunque quella di un impegno istituzionale pari per tutte le vittime di tragedie così drammatiche, affinché non si ripetano situazioni di ingiustizia e di mancata tutela della sicurezza.

