Milano, 10 gennaio 2026 – Si infittisce il mistero attorno al caso giudiziario che coinvolge il commercialista Gian Gaetano Bellavia e la sua ex collaboratrice Valentina Varisco, accusata di avere copiato oltre un milione di file contenenti dati sensibili appartenenti a magistrati, politici e imprenditori. Nel corso delle indagini, è emerso un documento di 36 pagine privo di firma, data e timbri, che riporta un elenco di nomi “ad altissima sensibilità” e che non era mai stato ufficialmente depositato dalla Procura di Milano, suscitando nuovi dubbi sull’origine e sulla modalità di inserimento negli atti giudiziari.
Il documento “orfano” e la sua misteriosa comparsa negli atti
Il documento in questione, redatto apparentemente da Bellavia e indirizzato al suo allora legale Gianni Tizzoni, contiene una lista di 19 magistrati e altri 104 personaggi di rilievo nel mondo politico ed economico, risultanti dai file sottratti. Nonostante Bellavia avesse inizialmente negato ogni conoscenza del testo, successivamente ha ammesso di aver scritto alcune comunicazioni riservate via mail al suo avvocato che includevano ipotesi sul movente di Varisco e un elenco di nomi di interesse per agenzie investigative con cui la ex collaboratrice avrebbe collaborato.
L’appunto, tuttavia, non era presente nel fascicolo al momento della chiusura delle indagini preliminari da parte della pm Paola Biondolillo, il 3 giugno 2024, ma è comparso solo successivamente, digitalizzato dalla cancelleria il 17 giugno. La Procura ha confermato di non essere in grado di spiegare come e chi abbia inserito il documento negli atti, alimentando così un «giallo» che coinvolge anche la gestione interna della documentazione sensibile.
Le accuse e la difesa di Valentina Varisco
Valentina Varisco, reumatologa di formazione e con un passato professionale stimato, si trova ora a processo con l’accusa di “accesso abusivo a sistema informatico“. Lei respinge con forza le accuse di Bellavia, che la denuncia per aver sottratto dati sensibili, definendo le sue dichiarazioni “di estrema gravità e non veritiere“. La difesa di Varisco ha inoltre sottolineato come alcune delle ricostruzioni fatte dal commercialista siano state smentite dalle investigazioni difensive e che la professionista ha sempre mantenuto un rapporto corretto con gli uffici giudiziari.
Uno dei punti nodali della difesa riguarda proprio il documento anonimo finito nel fascicolo, che Varisco sostiene essere “anomalo” e oggetto di immediata richiesta di chiarimenti alla Procura non appena scoperto. La sua difesa contesta anche le insinuazioni relative a presunti contatti con agenzie investigative, definendole infondate e gravemente lesive.
Bellavia e il rapporto con la stampa e le Procure
Gian Gaetano Bellavia è noto come consulente di numerose Procure italiane e collaboratore di testate giornalistiche, tra cui la trasmissione Report. Ha precisato, tramite il suo legale, che i file tratti dalla trasmissione tv erano forniti dai giornalisti per pareri professionali e non viceversa. Bellavia ha inoltre escluso che i dati custoditi nel suo archivio rappresentino dossieraggio o materiale improprio, ma piuttosto la documentazione tecnica prodotta nel corso di anni di consulenze giudiziarie, la cui conservazione è prevista dalla normativa.
Il caso coinvolge inoltre una serie di nomi noti, tra cui l’attore Luca Barbareschi, il banchiere Massimo Ponzellini, il costruttore Manfredi Catella, il tesoriere leghista Alberto Di Rubba, imprenditori come Claudio Lotito, Flavio Briatore e Danilo Iervolino, e persino il mafioso Giuseppe Graviano, tutti indicati nell’elenco “ad altissima sensibilità” al centro della controversia.
L’inchiesta e il processo a Varisco proseguono, mentre le ombre sul modo in cui il documento è finito negli atti ufficiali continuano a sollevare interrogativi sul funzionamento interno della Procura e sulla gestione di informazioni così delicate.


