Torino si è risvegliata dopo una lunga notte di tensione che ha riacceso il confronto politico nazionale sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. Gli scontri esplosi a margine della manifestazione in solidarietà al centro sociale Askatasuna hanno portato a feriti tra le forze dell’ordine, scene di guerriglia urbana e una raffica di reazioni da parte delle istituzioni, fino al Quirinale.
La condanna del governo e la telefonata del Quirinale
Di fronte alle immagini di un poliziotto accerchiato e colpito con spranghe e martelli, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di aggressioni violente mirate a colpire lo Stato e chi lo rappresenta. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito gli antagonisti un pericolo per la democrazia, mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato Piantedosi per esprimere solidarietà all’agente ferito.
La visita in ospedale e il bilancio dei feriti
Nella tarda serata di ieri il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio si è recato all’ospedale Molinette insieme al ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e ad altri esponenti politici. Qui hanno incontrato il poliziotto rimasto ferito durante gli scontri a Torino. Cirio ha riferito che l’agente è in piedi e in condizioni non gravi, aggiungendo che, secondo dati ancora provvisori, sono oltre trentuno gli operatori delle forze dell’ordine che hanno dovuto ricevere cure mediche.
Lanci di bombe carta e lacrimogeni a Torino: la versione del Viminale
Secondo quanto ricostruito, durante il corteo per Askatasuna alcuni manifestanti hanno lanciato bombe carta, mentre la polizia ha risposto con lacrimogeni per contenere la situazione. Piantedosi ha ribadito che quanto avvenuto a Torino dimostra chi rappresenta un rischio per la convivenza civile, puntando il dito contro gli antagonisti legati ai centri sociali occupati.
La maggioranza all’attacco
Dalla Lega a Forza Italia, i partiti di maggioranza accusano la sinistra di legittimare o minimizzare episodi di violenza. Il vicepremier Matteo Salvini ha definito “delinquenti” i militanti di Askatasuna e ha chiesto arresti, sgomberi e un’accelerazione sul nuovo pacchetto sicurezza. Antonio Tajani ha confermato che il governo sta lavorando a nuove norme, mentre Piantedosi ha annunciato che il provvedimento sarà discusso già la prossima settimana. Tra le misure allo studio torna a farsi strada anche l’ipotesi del fermo preventivo di 12 ore per soggetti considerati pericolosi.
La condanna del Pd: “A Torino violenza inaccettabile”
In serata è arrivata anche la presa di posizione della segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Le immagini provenienti da Torino sono state definite inqualificabili e la violenza giudicata senza attenuanti. Schlein ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine e auspicato che i responsabili delle aggressioni vengano individuati rapidamente.
Dal corteo alla guerriglia: come sono esplosi gli scontri
Secondo le ricostruzioni, gli antagonisti hanno atteso il calare del buio per staccarsi dal corteo nazionale e tentare di forzare i cordoni della polizia. È in quel momento che la situazione è degenerata in diversi punti del quartiere Vanchiglia, zona dove Askatasuna aveva sede prima dello sgombero del 18 dicembre. Gruppi di autonomi e anarchici hanno lanciato bottiglie, pietre, fumogeni e razzi artigianali, mentre le forze dell’ordine hanno risposto con idranti, lacrimogeni e cariche di alleggerimento.
Cassonetti in fiamme e un blindato incendiato
Durante il faccia a faccia, durato oltre un’ora e mezza, sono stati incendiati cassonetti e anche un mezzo blindato della polizia, poi spento dagli stessi agenti. Nelle strade sono volati oggetti di ogni tipo, dalle sedie dei locali chiusi ai pali stradali divelti. Nel caos è stato aggredito un poliziotto, colpito anche con un martello, e sono rimasti feriti anche Bianca Leonardi e il suo filmaker della troupe Rai di “Far West”. Sono almeno 29 gli agenti feriti secondo i dati ufficiali.
Chi c’era in piazza a Torino? I numeri del corteo
All’inizio della manifestazione, secondo le forze dell’ordine erano presenti circa 15mila persone, mentre gli organizzatori parlano di 50mila. Al corteo hanno partecipato sindacati di base, militanti di centri sociali provenienti anche dall’estero, il movimento No Tav e il fumettista Zerocalcare.
Il racconto dell’agente picchiato a Torino
Alessandro Calista, 29 anni, agente del reparto mobile di Padova, è rimasto separato dai colleghi durante gli scontri. Dal letto d’ospedale ha raccontato di essersi ritrovato circondato da persone incappucciate, di essere caduto a terra e di aver perso il casco mentre veniva colpito con calci, pugni e tre martellate alla schiena.
Criminali.
Terroristi.
Bastardi.
Nemici dello Stato.
A #Torino, al corteo di #Askatasuna, un gruppo di vigliacchi massacra di botte un poliziotto. È ora di impedire a queste belve di scendere in piazza. Io sto con le nostre forze dell’ordine, a cui va il rispetto e la… pic.twitter.com/fVS6KcEHr6— Rita Cavallaro (@Rita_Cavallaro) January 31, 2026
Ha riportato contusioni multiple e una ferita alla coscia, ed è stato salvato dall’intervento di un collega che lo ha protetto con lo scudo.
Le condizioni di Calista e la solidarietà istituzionale
Trasportato in codice azzurro, Calista non è in pericolo di vita. Dal pronto soccorso ha parlato brevemente con il ministro Piantedosi e con il capo della polizia Vittorio Pisani, rassicurando tutti sulle sue condizioni. Prima di cedere allo shock, ha chiesto di poter parlare con la moglie per tranquillizzarla. In serata hanno fatto visita all’agente anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il governatore Cirio e il ministro Zangrillo.
Due ore di assedio vicino all’ex Askatasuna
A pochi metri dall’ex centro sociale si è consumato uno scontro che non si vedeva da anni. Un furgone della polizia è stato incendiato mentre gli agenti riuscivano a mettersi in salvo. Secondo La Stampa, circa 700 appartenenti al blocco nero hanno assediato un tratto di strada difeso da pochi uomini in divisa, lanciando sassi, fuochi d’artificio modificati e bombe carta. L’assalto è durato due ore e ha colpito anche vetrine di banche e negozi.
Chi sono gli antagonisti del blocco nero
Durante i controlli preventivi sono stati fermati alcuni manifestanti con abbigliamento e attrezzature tipiche degli scontri, come mascherine e passamontagna. Tra i fermati ci sono cittadini stranieri e italiani. Il blocco nero, spiegano fonti investigative, si forma e si scioglie rapidamente, raccogliendo militanti provenienti da diversi centri sociali del Paese, accomunati dall’ostilità verso le forze dell’ordine.
L’arsenale sequestrato e i simboli dell’insurrezionalismo
Oltre a pietre e fuochi d’artificio, questa volta sono comparsi strumenti più strutturati: chiavi inglesi usate come armi e scudi artigianali in metallo, ispirati a quelli medievali. Su alcuni era visibile la stella rossa con la saetta nera, simbolo dell’area anarchica insurrezionalista. Al termine degli scontri, nelle vie laterali di corso Regina Margherita sono rimasti decine di indumenti neri abbandonati, mentre chi aveva partecipato agli assalti si è confuso tra la movida cittadina.





