Roma, 24 gennaio 2026 – La scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale “Le Constellation” teatro della tragedia di Capodanno a Crans-Montana, scuote profondamente le famiglie delle vittime, in particolare quella di Chiara Costanzo, la 16enne milanese deceduta nell’incendio. Andrea Costanzo, padre di Chiara, esprime un dolore intenso e un senso di profonda ingiustizia di fronte alla decisione delle autorità svizzere.
Il dolore di un padre e la speranza vacillante
“La ferita brucia, brucia sempre. Ma questa decisione è inammissibile. Mi lascia attonito, sgomento, annichilito, indignato“, dichiara Andrea Costanzo a Repubblica, commentando la scarcerazione con cauzione di 200 mila franchi di Moretti.
“Il fatto che un giorno sarà fatta giustizia è l’unica cosa che oggi mi tiene in vita – aggiunge – ma queste notizie mi sembrano andare in un senso contrario. Sto vacillando“. Il padre di Chiara sottolinea come in Italia una simile situazione non sarebbe accaduta così facilmente, alludendo a presunte omissioni nelle verifiche di sicurezza da parte delle autorità locali: “Mi chiedo: e chi ha fatto i controlli? E il sindaco di Crans-Montana o i responsabili della sicurezza del Comune? Ci sono state omissioni gravi“.

Chiara Costanzo, una giovane promessa spezzata
Andrea Costanzo racconta con grande commozione la figlia, descrivendola come “la più straordinaria che abbia mai calcato la Terra“. Chiara era una studentessa modello del liceo scientifico Moreschi di Milano, amante dello sport e della natura, con una forte etica personale e un senso di responsabilità molto elevato. Era solare, ironica, amante della vita, e aveva scelto quel locale “per caso” insieme ad amici fidati. Il padre ricorda quanto Chiara non avrebbe mai frequentato un luogo poco sicuro e quanto fosse attenta a vivere in modo sano, lontana da alcol e droghe.
La famiglia, ancora scossa, attende che la giustizia faccia il suo corso mentre si svolgono le analisi del DNA da parte di una task force internazionale per identificare ufficialmente i corpi delle vittime. Andrea Costanzo conclude con un invito a non ridurre Chiara a un semplice nome nelle cronache: “Vorrei che non fosse ‘solo’ un nome in una lista di vittime. Era una figlia amata, con un grande dono dell’ascolto e un cuore generoso“.






