Roma, 2 marzo 2026 – Nel pomeriggio di oggi circa 100 attivisti, insieme a cittadini di origine iraniana, si sono radunati in presidio davanti all’ambasciata degli Stati Uniti a Roma per manifestare contro l’attacco militare statunitense che ha causato la morte della Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei, di figure di spicco della leadership di Teheran e di decine di civili. L’evento ha acceso nuovamente i riflettori sulle tensioni internazionali che coinvolgono Stati Uniti, Iran e Medio Oriente.
Il presidio romano e le parole degli attivisti

Durante la protesta, uno degli organizzatori ha denunciato quella che definisce come “un’ennesima aggressione degli USA contro un Paese sovrano”, facendo riferimento anche ad altri episodi recenti come l’attacco al Venezuela e la cattura di Maduro. “Non li rapiscono più i presidenti, li ammazzano direttamente a casa loro”, ha affermato, sottolineando il silenzio del governo italiano e paventando un rischio di escalation verso un conflitto globale. In particolare, il presidio ha collegato l’attacco all’Iran a una più ampia strategia regionale che, secondo gli attivisti, si tradurrebbe in un genocidio del popolo palestinese con “150mila morti per soddisfare le mire colonialiste del governo sionista di Israele”.
Una donna di origine iraniana ha espresso la propria contrarietà all’azione militare degli Stati Uniti e di Israele, criticando la comunità internazionale per il fallimento nel fermare la “follia omicida” e ribadendo che, nonostante la presenza di dissidenti, “la maggioranza degli iraniani sostiene la propria leadership e le forze armate che stanno reagendo all’attacco”. Ha poi rivolto un appello a coloro che celebrano i bombardamenti, ricordando che solo nel primo giorno dell’azione militare sono morte circa 150 bambine iraniane, domandandosi come si possa festeggiare di fronte a tale tragedia.
Ali Khamenei: la figura e il ruolo della Guida Suprema
ʿAlī Ḥoseynī Khāmeneī, nato a Mashhad il 19 aprile 1939 e deceduto a Teheran il 28 febbraio 2026, è stato la seconda Guida Suprema dell’Iran, carica che ha ricoperto dal 4 giugno 1989 fino alla sua morte. Prima di questo incarico, è stato presidente della Repubblica Islamica dal 1981 al 1989. La sua figura rappresentava il massimo esponente del clero sciita e un punto di riferimento politico e religioso nel Paese.
Durante la sua presidenza e il mandato da Guida Suprema, Khamenei ha assunto un ruolo centrale nella politica interna ed estera dell’Iran, consolidando la teocrazia sciita e mantenendo un saldo controllo sulle istituzioni militari e politiche. La sua elezione a Guida Suprema, avvenuta dopo la morte dell’ayatollah Khomeyni, fu oggetto di controversie per il suo rango clericale considerato inferiore rispetto ai suoi predecessori, ma mantenne comunque un’influenza determinante sulla Repubblica Islamica.
L’attacco che ha causato la sua morte rappresenta un evento di portata storica per l’Iran e per l’intero Medio Oriente, con impatti che si riflettono anche sul piano internazionale, come evidenziato dalle manifestazioni di protesta a Roma.
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Fonte: Fabrizio Rostelli - Roma, presidio sotto ambasciata USA: "Maggioranza iraniani sostiene leadership di Teheran"






