Roma, 24 gennaio 2026 – Centinaia di iraniani si sono radunati in piazza San Giovanni a Roma, manifestando con forza contro la repressione del regime della Repubblica Islamica dell’Iran nei confronti dei movimenti di protesta interni. Tra gli slogan più incisivi, si sono distinti: “Meloni, Senato, chiudete il consolato”, “IRGC terrorist” (in riferimento alle Guardie della Rivoluzione Islamica, note come Pasdaran), “Viva l’Iran, viva lo scià” e “unica soluzione: rivoluzione”.
La protesta a Roma: richieste chiare e simboli forti
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La manifestazione ha visto la partecipazione di esponenti della comunità iraniana e anche di rappresentanti della comunità ebraica di Roma, che hanno sventolato alcune bandiere di Israele in segno di solidarietà. Diverse sono state le bandiere iraniane con l’effige dello Scià, simbolo del desiderio di molti manifestanti di un ritorno alla monarchia. Una giovane manifestante, coperta di vernice rossa a simboleggiare il sangue versato dai manifestanti, ha chiesto al governo italiano di chiudere il consolato iraniano a Roma.
Un altro partecipante ha definito la situazione in Iran come “un momento molto particolare, con giovani e donne uccisi senza processo, sia per strada che in carcere”, sottolineando che “il governo italiano deve decidere da che parte stare, non si può negoziare con degli assassini”. Liraz, un italo-israeliano presente alla protesta, ha dichiarato che la comunità ebraica romana si è unita alle manifestazioni per “solidarietà verso la resistenza iraniana”, aggiungendo che la caduta del regime iraniano potrebbe contribuire alla fine dei movimenti terroristici noti nel Medio Oriente, come Hamas.
La richiesta al governo italiano e il contesto internazionale
Dal corteo romano è arrivata una chiara richiesta alle istituzioni italiane: il riconoscimento delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) come organizzazione terroristica, una misura che si allinea con le pressioni internazionali già in atto, soprattutto da parte degli Stati Uniti e di alcuni Paesi europei.
Questa manifestazione si inserisce in un quadro internazionale di forte tensione. Dall’inizio delle proteste in Iran, scoppiate a fine dicembre 2025, sono state registrate almeno 2.500 vittime secondo l’agenzia Human Rights Activists News Agency, mentre il governo parla di un numero inferiore di circa 3.000 morti tra manifestanti e forze dell’ordine. Le proteste, nate dopo l’uccisione di una giovane donna, hanno portato a una repressione sanguinosa da parte delle autorità iraniane.
Reza Pahlavi, erede al trono dello Scià, figura di riferimento per molti manifestanti, ha esortato i membri dell’esercito iraniano a unirsi alle proteste per proteggere la popolazione civile. Nel contempo, la comunità internazionale si è divisa tra condanne della repressione e timori per una possibile escalation militare, con gli Stati Uniti che mantengono aperte tutte le opzioni, comprese misure militari, ma con un invito alla diplomazia.
Il governo italiano, guidato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si trova quindi davanti a una forte richiesta di azione decisa da parte della società civile e di alcune forze politiche. La manifestazione di piazza San Giovanni testimonia la pressione crescente affinché Roma prenda posizione netta contro il regime iraniano e contro le azioni violente delle Guardie della Rivoluzione, considerate da molti una forza terroristica che necessita di un riconoscimento ufficiale in tal senso.
Fonte: Marco Vesperini - Iran, a Roma centinaia in piazza per chiedere al governo di riconoscere i pasdaran come terroristi





