Milano, 24 febbraio 2026 – Si è concluso l’interrogatorio di Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, accusato di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri, noto come “Zack”, ucciso con un colpo di pistola il 26 gennaio scorso a Rogoredo. La vicenda, che ha scosso la città, è al centro di un’indagine complessa e delicata, fatta di testimonianze, immagini e nuove rivelazioni che mettono in luce una messinscena organizzata dall’agente.
La messinscena della pistola giocattolo e i nuovi riscontri

Secondo quanto emerso dall’interrogatorio e dalle indagini, Cinturrino ha ammesso di aver posizionato una pistola giocattolo accanto al corpo di Mansouri per “paura delle conseguenze” di quanto accaduto. La pistola, una Beretta 92 replica, era stata trovata dallo stesso poliziotto qualche anno prima in zona Lambro e tenuta senza denunciarla, in quanto considerata un’arma giocattolo. L’agente ha dichiarato agli inquirenti di aver “perso la testa” quando ha visto che l’uomo stava morendo e di aver quindi inscenato la presenza di un’arma vera per giustificare lo sparo.
Le analisi della Scientifica hanno confermato che sul giocattolo è presente solo il DNA di Cinturrino, senza tracce biologiche di Mansouri, smentendo così la versione iniziale secondo cui il pusher avrebbe impugnato una pistola. Inoltre, una fotografia scattata dallo stesso agente prima dell’arrivo dei soccorsi mostra il corpo di Mansouri riverso nel fango con il volto insanguinato e sporco di terriccio, in una posizione non compatibile con la dinamica raccontata dagli agenti.
Le testimonianze e il contesto del caso
Il racconto di alcuni testimoni, tra cui un tossicodipendente afghano e un pusher che era al telefono con Mansouri al momento dello sparo, ha fornito ulteriori dettagli. Mansouri, secondo queste testimonianze, impugnava una pietra e non una pistola e ha cercato di scappare dopo aver visto Cinturrino estrarre l’arma. L’agente ha sparato colpendolo alla testa, causandone la caduta a faccia in giù nel fango.
Abderrahim Mansouri, 28 anni, era noto negli ambienti dello spaccio di droga di Rogoredo e Corvetto, con precedenti per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. La sua morte ha portato a un acceso dibattito sulla gestione delle operazioni di polizia in contesti ad alto rischio, e ha sollevato interrogativi sulla necessità di uno scudo penale per gli agenti.
Le indagini proseguono con la valutazione della richiesta di convalida del fermo e della misura cautelare per Cinturrino. Il giudice dovrà valutare la posizione dell’assistente capo, mentre la procura continua a raccogliere elementi per chiarire definitivamente la dinamica dei fatti. Nel frattempo, le autorità hanno assicurato che saranno “rigorosi contro chi si è macchiato di questo delitto”, sottolineando la gravità della vicenda.






