Milano, 25 febbraio 2026 – Il caso di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia di Stato coinvolto nell’omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo, continua a scuotere l’opinione pubblica e le istituzioni. Il capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha confermato con fermezza la necessità di una rapida destituzione dall’amministrazione per Cinturrino, sottolineando la gravità del gesto e il tradimento del giuramento verso la Repubblica.
La posizione del Capo della Polizia Vittorio Pisani
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Pisani, in carica dal maggio 2023, ha spiegato che la prassi disciplinare solitamente prevede l’attesa del rinvio a giudizio, ma nel caso di Cinturrino l’urgenza è giustificata dalla chiarezza e dalla serietà delle accuse. Il funzionario, noto per una carriera di alto profilo nella lotta alla criminalità organizzata, ha disposto l’avvio immediato del procedimento disciplinare per la destituzione. Pisani ha inoltre annunciato l’estensione delle indagini all’intero commissariato di Rogoredo, per valutare eventuali responsabilità di altri agenti coinvolti, con ipotesi di favoreggiamento e omissione di soccorso.
Pisani ha inoltre precisato che lo strumento di uno scudo penale, recentemente dibattuto nel contesto delle forze dell’ordine, non avrebbe ostacolato la ricostruzione dei fatti, poiché la necessità di sparare non risultava evidente né giustificata. La normativa vigente prevede procedure rigorose per le decisioni giudiziarie in tempi brevi, elemento che può facilitare l’assunzione tempestiva di misure adeguate, anche disciplinari.
Le ammissioni di Carmelo Cinturrino e le indagini
Durante l’interrogatorio a San Vittore, Cinturrino ha ammesso di aver sparato per paura, dichiarando di aver perso il controllo nel momento in cui ha visto Mansouri morente. Ha inoltre confessato di aver cercato di simulare una scena diversa, posizionando una pistola giocattolo accanto al cadavere, nella speranza di giustificare l’uso della forza. L’arma finta, di cui il DNA rilevato è esclusivamente suo, è stata trovata grazie all’ordine dato a un collega di recuperarla dal commissariato Mecenate.
Il legale di Cinturrino ha ribadito che l’agente ha ammesso le proprie responsabilità e ha espresso pubblicamente le scuse ai colleghi di Polizia traditi, ma ha negato ogni coinvolgimento in attività di estorsione o richiesta di “pizzo” da spacciatori, a differenza di quanto riferito da un collega che ha denunciato comportamenti violenti e vessatori, anche verso un disabile frequentatore del bosco di Rogoredo.






