Milano, 29 gennaio 2026 – Nel boschetto di Rogoredo, a pochi passi dall’Arena del Ghiaccio, permane un clima di tensione e paura dopo la sparatoria che ha portato alla morte di Abdherraim Mansouri, 28enne di origine marocchina, avvenuta lo scorso 26 gennaio. A raccontare la difficile situazione è Simone Feder, psicologo e volontario attivo da anni nel recupero dei tossicodipendenti in quella zona, che descrive un ambiente segnato da disperazione e abbandono.
Un clima di paura e disperazione nel boschetto di Rogoredo

“C’è tanta paura. Ci sono tanti punti di domanda“, afferma Feder, che ogni mercoledì sera da nove anni si reca nel boschetto di Rogoredo per offrire aiuto concreto a chi vive in quella terra di nessuno. “Siamo a 500 metri dall’Arena del Ghiaccio e si è sparato. I giochi che noi vogliamo vincere sono quelli contro questa tremenda disperazione che vivono queste piantine fragili di una Milano che spinge sempre più avanti, ma senza accorgersi di perdere pezzi”, sottolinea lo psicologo.
Il volontario spiega come la presenza dei volontari sia un ponte di speranza per le famiglie che chiedono informazioni sui propri cari scomparsi o in condizioni precarie. “Nessuno ha scelto di venire qui. C’è tutta una sofferenza e una storia che merita rispetto. Molte persone sono anni che non vengono chiamate per nome, ma noi ci ricordiamo di loro e portiamo biancheria intima, cibo e sostegno per accendere in loro la lampadina del cambiamento”.
Il contesto criminale e sociale dietro l’uccisione di Abdherraim Mansouri
Secondo le indagini, Abdherraim Mansouri era un volto noto nell’ambiente dello spaccio milanese. Il 28enne, appartenente a una famiglia con precedenti per droga, non aveva mai richiesto il permesso di soggiorno in Italia e vantava numerosi alias. Nel corso degli anni aveva accumulato diverse denunce per spaccio, rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ritenuto uno dei capi degli spacciatori della zona di Rogoredo.
Nel 2016 Mansouri era fuggito a un controllo dei carabinieri, coinvolgendo un militare in una colluttazione che gli aveva provocato lesioni per 12 giorni. Successivamente era stato arrestato più volte per spaccio e aveva scontato una pena nel carcere di Cremona. Nel 2025 era stato fermato in possesso di un permesso di soggiorno spagnolo e denunciato per spaccio e ricettazione a seguito di controlli da parte della Polizia del Commissariato Mecenate.
Feder descrive inoltre il mercato della droga nel boschetto di Rogoredo come un ambiente dominato da sostanze pesanti, dove la concorrenza tra spacciatori abbassa i prezzi di eroina e cocaina, con il rischio crescente di sostanze pericolose come il fentanyl. “Qui non trovi hashish, marijuana o ketamina, qui c’è la bianca e la nera”, spiega, sottolineando la complessità di un contesto che va vissuto per essere compreso appieno.
Fonte: Roberto Smaldore - Milano, nel boschetto di Rogoredo dopo la sparatoria. Feder: "C'è tanta paura"





