Torino, 2 febbraio 2026 – In un’intervista esclusiva all’ANSA, il magistrato in pensione Antonio Rinaudo ha affrontato il tema delicato della presenza di una “upper class” torinese particolarmente benevola nei confronti della galassia antagonista, evidenziando come questo fenomeno sia reale e radicato nel tessuto sociale della città.
L’“area grigia” e la borghesia torinese
Secondo Rinaudo, l’“area grigia” denunciata dal Procuratore generale Lucia Musti non è un’entità astratta ma un vero e proprio milieu composto da ex colleghi magistrati, docenti universitari, giuristi, politici, intellettuali, professionisti e rappresentanti di associazioni culturali. Questa rete, ha spiegato, mostra un atteggiamento di tolleranza verso alcuni gruppi antagonisti, come dimostrato, ad esempio, dai garanti del patto tra il Comune di Torino e Askatasuna.
Parallelamente, Rinaudo ha descritto a Torino l’esistenza di una buona borghesia, definita come una classe sociale “molto perbenista e molto attenta alla tutela dei propri diritti, ma un po’ meno a quella dei diritti degli altri”. Questo doppio volto della società torinese, secondo il magistrato, rappresenta una contraddizione che influenza anche l’ambito giudiziario e politico.
L’esperienza personale e la dialettica processuale
Nel corso della sua lunga carriera, Rinaudo ha avuto modo di sperimentare direttamente le difficoltà incontrate nel portare avanti indagini su temi sensibili quali il movimento No Tav, gli anarchici e gli incidenti di piazza. “Non mi riferisco alla normale dialettica processuale – ha precisato – ma all’ostracismo e alla svalutazione complessiva del fenomeno, spesso definito come ‘indagini orientate ideologicamente’ o addirittura come ‘costruzione di un nemico da perseguitare’”.
Ha raccontato di essere stato più volte contestato in aula e di aver subito attacchi personali, indicati come frutto di visioni “fantastiche”. Tuttavia, Rinaudo ha sottolineato che “oggi credo che i fatti siano sotto gli occhi di tutti e che il tempo abbia dato ragione a noi”.
Rinaudo, che nel 2018 ha raggiunto il limite di età per la pensione, ha ricordato anche di essere stato assegnatario di una scorta durante le indagini più complesse. Attualmente è vicepresidente del comitato “Cittadini per il Sì” al referendum sulla giustizia, presieduto da Francesca Scopelliti.






