Caltanissetta, 24 marzo 2026 – Riprende oggi a Caltanissetta il processo a carico di quattro poliziotti del pool “Falcone Borsellino”, accusati di aver orchestrato un depistaggio nelle indagini sulla strage di via D’Amelio, avvenuta il 19 luglio 1992 a Palermo. Nell’attentato persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.
Nuovo collegio giudicante per il processo di via d’Amelio
Il processo sul depistaggio nella strage di via d’Amelio riprende con un nuovo collegio giudicante, presieduto dalla giudice Giuseppina Chianetta. Il cambio si è reso necessario dopo che la difesa degli imputati ha ricusato il presidente del collegio precedente, Alberto Davico, il quale, l’11 marzo scorso, aveva chiesto di astenersi dal procedimento.
Secondo la difesa, Davico avrebbe già espresso giudizi pregiudizievoli nei confronti degli imputati, avendo fatto parte del collegio che in appello processò altri tre funzionari di polizia coinvolti in simili accuse di depistaggio. Inoltre, Davico aveva definito come “manipolatoria e depistatoria” l’intera attività investigativa svolta dal gruppo Falcone-Borsellino, valutazioni che, secondo la difesa, potrebbero influenzare negativamente il giudizio sui quattro imputati attualmente sotto processo: Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi, Angelo Tedesco e Maurizio Zerilli.
Il tribunale ha comunque confermato la validità degli atti compiuti durante l’istruttoria e ha concesso alle parti un termine fino alla prossima udienza per presentare eventuali richieste.
Riapertura dell’inchiesta “Mafia e appalti”: un nuovo capitolo dopo 30 anni
Parallelamente, la Procura di Caltanissetta ha riaperto l’inchiesta denominata “Mafia e appalti”, che indaga sugli intrecci tra Cosa nostra, politica e imprenditoria nel contesto degli appalti pubblici. Questo fascicolo, originariamente archiviato pochi giorni prima della strage di via D’Amelio, è ritenuto da molti, inclusa la figlia di Borsellino, Fiammetta Borsellino, la possibile chiave per comprendere appieno le cause dell’attentato.
I magistrati nisseni hanno già ascoltato alcuni testimoni, tra cui il colonello Giuseppe De Donno, che aveva lavorato a quell’inchiesta insieme al generale Mario Mori. L’inchiesta riparte dall’informativa del 1991 consegnata a Giovanni Falcone, che evidenziava una rete occulta di connivenze tra mafia, politici e imprenditori per il controllo degli appalti pubblici.
Questi sviluppi si inseriscono in un quadro giudiziario complesso, che negli ultimi anni ha visto sentenze contrastanti sul depistaggio legato alla strage, con alcune assoluzioni e prescrizioni per gli imputati coinvolti. La riapertura dell’inchiesta “Mafia e appalti” segna quindi un passo significativo nella ricerca della verità su uno degli episodi più drammatici della storia italiana recente.





