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Processo Ferragni, la difesa: “Nessun dolo né raggiro, pubblicità ingannevole già risarcita”

Durante l’udienza a Milano, la difesa di Chiara Ferragni respinge le accuse di truffa aggravata sul caso Balocco, evidenziando risarcimenti già versati e impegno sociale

by Alessandro Bolzani
19 Dicembre 2025
L'arrivo di Chiara Ferragni in tribunale

L'arrivo di Chiara Ferragni in tribunale | ANSA/MATTEO CORNER - Alanews.it

Milano, 19 dicembre 2025 – Nel corso dell’udienza del processo a porte chiuse che vede imputata Chiara Ferragni per la vicenda legata alla presunta truffa aggravata sui prodotti “Pandoro Pink Christmas” della Balocco e sulle uova di Pasqua Dolci Preziosi, è intervenuto oggi uno dei legali difensori dell’imprenditrice e influencer, l’avvocato Giuseppe Iannaccone. Durante la sua arringa, il legale ha fortemente negato qualsiasi dolo, artifici o raggiri nella condotta della sua assistita, sottolineando come in questa vicenda non vi siano truffati.

La difesa di Ferragni esclude dolo e raggiri

L’avvocato Iannaccone ha precisato che la truffa aggravata prevede elementi di artifici e raggiri, assenti nel caso in esame. A sostegno della tesi difensiva, il legale ha citato le comunicazioni via mail tra Chiara Ferragni e la Balocco, evidenziando come la presunta condotta illecita si possa al massimo configurare come una pubblicità ingannevole. Per questo motivo, ha ricordato che la Ferragni ha già provveduto a risarcire nelle sedi competenti, facendo riferimento al principio giuridico del ne bis in idem, che impedisce di pagare due volte per la stessa condotta.

Durante l’udienza, Ferragni era presente in aula, ascoltando con attenzione l’intervento dei suoi avvocati. La discussione ha anche coinvolto le difese degli altri imputati, tra cui l’ex collaboratore Fabio Damato e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo.

Accuse e replica della difesa sull’aggravante della minorata difesa degli utenti online

Il dibattito ha riguardato anche l’aggravante contestata dalla Procura, che fa leva sulla minorata difesa degli utenti online. L’avvocato Aniello Chianese, rappresentante della parte civile “Casa del consumatore”, ha sottolineato che i follower degli influencer si fidano ciecamente dei loro consigli d’acquisto, il che renderebbe ancor più grave la presunta condotta illecita.

Secondo i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Cristian Barilli, che hanno chiesto una condanna a un anno e 8 mesi senza attenuanti per Ferragni, la sua influenza su circa 30 milioni di follower ha favorito una diffusione massiccia della campagna pubblicitaria, con le società riconducibili all’influencer che avrebbero avuto un ruolo decisivo negli accordi con Balocco e Cerealitalia.

Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito che i responsabili della Balocco, a fronte di richieste di chiarimento da parte di clienti circa la quota destinata alla beneficenza, avrebbero dato risposte evasive o non avrebbero risposto affatto, alimentando sospetti sulla trasparenza dell’iniziativa.

In risposta, Chiara Ferragni ha ribadito la sua buona fede e ha evidenziato il proprio impegno in numerose campagne benefiche nel corso degli anni, tra cui la raccolta fondi per la terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele durante la pandemia di Covid-19 e l’attività contro la violenza sulle donne.

Il contesto amministrativo e le ripercussioni economiche

È importante ricordare che la vicenda ha già avuto ripercussioni sul piano amministrativo e commerciale. Nel 2024, Fenice Srl, la società che detiene il marchio Chiara Ferragni, ha registrato un calo drastico dei ricavi da 14,3 milioni di euro nel 2022 a meno di 2 milioni nel 2024. Successivamente, nel 2025, l’influencer ha versato 6,4 milioni di euro per ricostituire il capitale della società, diventandone azionista di maggioranza. Parallelamente, la Fenice Retail Srl, che gestiva i negozi fisici, è stata messa in liquidazione.

Dal punto di vista giudiziario, la vicenda trae origine da una denuncia del Codacons e da un’indagine dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), che ha sanzionato le società coinvolte per pratica commerciale scorretta in relazione alla promozione dei prodotti con finalità benefiche. Ferragni ha presentato ricorso al Tar del Lazio e si è impegnata a risarcire con donazioni per un totale di oltre 3 milioni di euro.

Il processo milanese proseguirà con le arringhe difensive e la sentenza è attesa per il 14 gennaio 2026. Nel frattempo, l’imprenditrice continua a difendersi pubblicamente sottolineando la propria trasparenza e il proprio impegno sociale, mentre la battaglia legale si sviluppa su più fronti, tra diritto penale, commerciale e tutela dei consumatori.

Potrebbe interessarti anche questo articolo: Chiara Ferragni: la Procura chiede una condanna a un anno e 8 mesi

Tags: Chiara Ferragni

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