Palermo, 6 gennaio 2026 – La città di Palermo ha commemorato oggi il 46° anniversario dell’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, assassinato il 6 gennaio 1980 in un agguato in viale Libertà. L’evento ha avuto luogo proprio sul luogo dell’agguato, dove il politico democristiano fu ucciso con colpi di pistola calibro 38 da un killer mai identificato con certezza.
La cerimonia commemorativa e le autorità presenti
Alla cerimonia hanno partecipato numerose figure istituzionali e familiari: il figlio Bernardo Mattarella, i nipoti, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il sindaco Roberto Lagalla, il presidente della Regione Renato Schifani, il presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici, nonché i magistrati Lia Sava, Matteo Frasca e Antonio Balsamo. Presente anche l’ex sindaco e attuale europarlamentare Leoluca Orlando, che ha ricordato i primi passi politici fatti insieme a Mattarella. Inoltre, erano presenti i vertici delle forze dell’ordine, a testimonianza dell’importanza della giornata.
I misteri e i depistaggi che avvolgono l’omicidio di Piersanti Mattarella
Nonostante siano trascorsi quasi mezzo secolo, il caso dell’omicidio di Piersanti Mattarella rimane avvolto nel mistero, con silenzi, depistaggi e indagini tuttora aperte. L’omicidio, avvenuto poco prima delle 13 del 6 gennaio 1980, vide il politico ucciso a sangue freddo mentre rientrava a casa dopo la messa dell’Epifania, insieme alla moglie Irma Chiazzese, rimasta ferita nel tentativo di salvare il marito.
Da un anno sono indagati due boss mafiosi, Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, entrambi già detenuti all’ergastolo. Secondo l’inchiesta della Procura di Palermo, materiale a sparare sarebbe stato Nino Madonia, figlio del boss Ciccio Madonia, mentre Lucchese guidava l’auto usata per la fuga. La Procura sta inoltre analizzando una minuscola impronta digitale trovata sui reperti, operazione che richiede grande cautela vista la delicatezza del materiale.
Recentemente, l’inchiesta si è arricchita con l’arresto del prefetto in pensione Filippo Piritore, accusato di aver depistato le indagini, in particolare riguardo al guanto di pelle marrone trovato nel luogo del delitto e mai repertato ufficialmente. Per la Procura, il comportamento di Piritore ha ostacolato la ricerca della verità e manifestato una “pervicacia nella volontà delittuosa” che si protrae dal 1980.
La memoria di Piersanti Mattarella continua così a vivere non solo nel ricordo delle istituzioni e della città, ma anche attraverso le indagini che cercano di fare luce su una delle pagine più oscure della storia siciliana e nazionale.



