Milano, 29 settembre 2025 – Il Tribunale per i minorenni di Milano ha recentemente motivato la condanna a 20 anni di reclusione inflitta a Riccardo Chiarioni, il giovane che nel 2024, all’età di 17 anni, ha ucciso la propria famiglia a Paderno Dugnano, nel Milanese. La sentenza, emessa in rito abbreviato, rappresenta la pena massima prevista per un minorenne.
Omicidio Paderno: la sentenza del Tribunale
Secondo quanto riportato nella motivazione della sentenza, il giovane era «guidato da un pensiero stravagante e bizzarro», volto a raggiungere «l’immortalità attraverso l’eliminazione della propria famiglia», pur mantenendo il suo «controllo» mentale. Il Tribunale ha sottolineato come Chiarioni abbia «distinto la realtà dall’immaginazione» e abbia «lucidamente programmato, attuato e variato secondo il bisogno le proprie azioni, prima, durante e dopo» il massacro. Non è stato riconosciuto il vizio parziale di mente accertato dai periti, motivo per cui è stata confermata la responsabilità piena del giovane.
La condanna ha tenuto conto della minore età e delle attenuanti generiche, prevalenti sulle aggravanti, ma ha comunque ritenuto necessaria una pena severa a causa della gravità dei fatti. Il massacro, avvenuto nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2024, si è consumato con 108 fendenti che hanno tolto la vita a padre, madre e fratellino di 12 anni.
Omicidio Paderno: il percorso scolastico e terapeutico in carcere
Nonostante la condanna, Riccardo Chiarioni ha dimostrato una forte determinazione nel proseguire il proprio percorso formativo. Attualmente detenuto nell’Istituto penale minorile di Firenze, ha recentemente superato l’esame di maturità scientifica, svolgendo le prove scritte e l’orale all’interno della struttura carceraria. Il giovane ha espresso l’intenzione di iscriversi a una facoltà universitaria scientifica, dichiarando la volontà di completare gli studi e laurearsi.
Il Tribunale ha disposto inoltre un percorso di psicoterapia psicodinamica, volto a trattare gli aspetti psicologici e relazionali che hanno caratterizzato il suo comportamento, nell’ottica di un processo rieducativo previsto dal sistema minorile. La difesa, rappresentata dall’avvocato Amedeo Rizza, ha annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza, ritenuta «inaccettabile» e «durissima», contestando il mancato adeguato riconoscimento delle condizioni psichiche del ragazzo al momento dei fatti.
La vicenda continua dunque a evolversi sotto il profilo giudiziario e umano, mentre il giovane detenuto si prepara ad affrontare un futuro accademico all’interno della restrizione detentiva.






