Palermo, 16 febbraio 2026 – Slitta per la seconda volta il deposito della perizia sul Dna relativo all’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana assassinato il 6 gennaio 1980 a Palermo. La perizia riguarda un’impronta digitale trovata 46 anni fa su uno sportello della Fiat 127 utilizzata dai killer del politico democristiano.
La perizia sul Dna: nuovi ritardi nel procedimento
Nel corso di un incidente probatorio, il giudice incaricò esperti di effettuare una comparazione biologica sull’impronta ritrovata per individuare un possibile profilo genetico. Sebbene all’epoca del delitto l’impronta fosse stata isolata, era stata considerata inutilizzabile. Tuttavia, in tempi recenti, si è ritenuto che il vetrino potrebbe contenere tracce biologiche comparabili con il profilo genetico degli indagati Antonio Madonia e Giuseppe Lucchese, ritenuti i presunti esecutori dell’omicidio.
L’incarico ai tecnici, affidato a giugno 2025, è stato già prorogato una volta, e una nuova richiesta di rinvio ha spostato ulteriormente i termini: il deposito della relazione peritale è ora previsto per marzo, mentre l’incidente probatorio è stato rimandato ad aprile. Gli esperti coinvolti provengono dal Forensic Genetic Unit dell’ospedale Careggi di Firenze e includono il responsabile Ugo Ricci, Elena Carra dell’Università di Palermo e Carlo Previderè dell’Università di Pavia, già impegnato in indagini di rilievo come il caso di Garlasco.
Il contesto storico e giudiziario dell’omicidio Mattarella
Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Presidente della Repubblica, fu un politico di rilievo della Democrazia Cristiana e guidò la Regione Siciliana dal marzo 1978 fino alla sua uccisione nel 1980. La sua azione politica era caratterizzata da un forte impegno antimafia e da riforme amministrative volte a contrastare la corruzione e la criminalità organizzata.
Per il suo omicidio sono stati condannati come mandanti i boss della mafia tra cui Totò Riina, Michele Greco e Bernardo Provenzano, ma gli esecutori materiali non sono mai stati individuati con certezza. La nuova perizia sul Dna rappresenta dunque un passaggio cruciale nel tentativo di fare luce definitiva sulla vicenda, anche a distanza di oltre quattro decenni.





