Palermo, 10 marzo 2026 – Le ultime analisi geologiche e geofisiche sul versante franoso di Niscemi, nel libero consorzio comunale di Caltanissetta in Sicilia, confermano una situazione di estrema complessità e criticità. Gli studi condotti dai docenti dell’Università di Firenze, sotto la guida del geologo Nicola Casagli, incaricati dal Dipartimento della Protezione Civile della presidenza del Consiglio, evidenziano che non è tecnicamente possibile stabilizzare in modo definitivo l’intero versante interessato dalla frana attraverso interventi strutturali estensivi.
Impossibilità di stabilizzazione definitiva del versante
La seconda relazione scientifica, aggiornata a marzo 2026, chiarisce che la vastità del sistema franoso, la profondità delle superfici di scivolamento e le peculiarità geologiche dei terreni coinvolti rendono impraticabile una stabilizzazione totale del versante. Le analisi interferometriche post-evento, che hanno utilizzato immagini satellitari di alta precisione (Capella Space, Sentinel-1, COSMO-SkyMed, PlanetScope), non hanno rilevato movimenti apprezzabili all’interno della fascia di interdizione, confermando una condizione di relativa stabilità nel centro abitato, ma evidenziando al contempo una persistenza dello stato di instabilità evolutiva nel corpo principale della frana.
Le simulazioni modellistiche indicano un arretramento teorico della scarpata compreso tra i 50 e i 70 metri, con un massimo di circa 83 metri. Questi dati hanno portato a una revisione della zona rossa di interdizione: originariamente fissata a 150 metri dal ciglio della scarpata, è stata ridotta a 100 metri nel centro abitato, mantenendo comunque un margine di sicurezza superiore agli scenari di arretramento stimati e tenendo conto dell’evoluzione morfologica recente del versante.
Persistenza del rischio e misure di gestione integrata
Nonostante la ridefinizione della fascia di interdizione, gli esperti sottolineano come il quadro complessivo del sistema franoso rimanga in uno stato di instabilità evolutiva con rischio residuo elevato per l’intero corpo di frana. La relazione raccomanda quindi un approccio integrato alla gestione del rischio, che combini:
- Misure di Protezione Civile;
- Monitoraggio strumentale continuo;
- Delocalizzazioni di abitazioni e infrastrutture a rischio;
- Interventi di mitigazione strutturale mirati.
Queste azioni sono fondamentali per ridurre progressivamente l’esposizione al rischio della popolazione del centro abitato e delle infrastrutture vicine.
L’impatto della frana e gli sviluppi recenti
La situazione sul campo resta critica. A Niscemi il movimento del versante, composto da sabbia e argilla, continua a provocare danni significativi: recentemente una palazzina di tre piani nel quartiere Sante Croci è crollata nel precipizio sottostante. Il crollo è stato attribuito alle abbondanti piogge degli ultimi giorni, che hanno ulteriormente eroso il terreno già compromesso sotto l’edificio. Si teme che altre abitazioni, già danneggiate e squarciate, possano subire analoghi crolli.
Le precipitazioni, intense e persistenti, aggravano la situazione, accelerando il movimento franoso che si sta spostando verso il centro abitato, alimentando la possibilità di un allargamento della zona rossa. Attualmente, la fascia di interdizione resta a 150 metri, ma le autorità stanno monitorando attentamente l’evoluzione per eventuali aggiornamenti.
Il commissario straordinario, in accordo con il Comune, ha già disposto la riduzione della fascia di interdizione a 100 metri per la parte centrale del versante, ritenuta sufficientemente sicura, ma la situazione resta sotto stretto controllo.
Monitoraggio e interventi istituzionali
La Protezione Civile continua a seguire da vicino l’evoluzione della frana. Una ordinanza del capo Dipartimento Fabio Ciciliano ha previsto un’analisi approfondita del rischio idrogeologico per l’intero territorio comunale, accompagnata da un programma di indagini geognostiche e geotecniche e da un sistema di monitoraggio strumentale per accertare le cause del dissesto e garantire la sorveglianza costante.
Parallelamente, il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha firmato il decreto che istituisce una commissione di studio incaricata di approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso, la sua velocità e le condizioni di rischio residuo. Il governatore della Sicilia, Renato Schifani, ha programmato un incontro con le parti interessate per fare il punto sulla ricostruzione e definire le modalità di intervento rapido e mirato.
Nel frattempo, sono in corso le operazioni per la riapertura delle scuole, con il trasferimento degli alunni dai plessi inagibili ad altri edifici sicuri, e si stanno completando i lavori per ripristinare la viabilità interrotta dalla frana, con un bypass già parzialmente percorribile.
Il contributo scientifico di Nicola Casagli e il contesto territoriale di Niscemi
Il professor Nicola Casagli, ordinario di Geologia applicata presso l’Università di Firenze e presidente dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), è uno dei massimi esperti nazionali in materia di rischi geologici, instabilità del terreno e monitoraggio geofisico. Casagli guida il gruppo di ricerca che ha fornito le analisi più aggiornate e dettagliate sul fenomeno franoso di Niscemi, contribuendo con tecnologie avanzate di telerilevamento e interferometria radar.
Il comune di Niscemi, con i suoi 24.548 abitanti, è situato su un altopiano a 332 metri di altitudine ed è caratterizzato da un territorio prevalentemente collinare, con terreni argillosi e sabbiosi che contribuiscono alla vulnerabilità geomorfologica. Il clima mediterraneo, con precipitazioni concentrate soprattutto in autunno e inverno, rappresenta un fattore aggravante per i dissesti idrogeologici.
L’evento franoso che ha colpito Niscemi nei mesi scorsi rappresenta una delle emergenze più critiche del territorio siciliano, con riflessi importanti sulla sicurezza della popolazione e sulla pianificazione urbanistica. Le relazioni scientifiche e gli interventi istituzionali in corso testimoniano l’impegno di esperti e autorità nel gestire un fenomeno complesso, in un contesto dove la stabilizzazione definitiva del versante si presenta come una sfida tecnica di enorme portata.






