Milano, 18 gennaio 2026 – Nel pomeriggio di oggi, in Piazza Castello a Milano, si è svolto un presidio in sostegno della popolazione iraniana e in memoria delle vittime delle recenti proteste contro il regime della Repubblica Islamica dell’Iran. Decine di manifestanti hanno partecipato all’iniziativa, che ha visto l’esposizione di cartelli raffiguranti il volto di Reza Pahlavi accanto a quello di Donald Trump, accompagnati dallo slogan “Make Iran Great Again”.
Le voci dal presidio: sostegno e richieste di intervento

Dal palco, una manifestante di origine iraniana ha lanciato un appello forte e chiaro: “Un iraniano non può dire ad alta voce che vuole l’aiuto di Trump e di Israele per sterminare questo terrorismo? Noi, tutti nativi iraniani, vogliamo l’intervento armato dell’America e di Israele”. Ha aggiunto poi: “L’Iran non è un paese islamico, l’Iran è Persia”, sottolineando una distinzione culturale e storica fondamentale nel dibattito pubblico.
Anche il presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ha preso la parola per esprimere solidarietà e vicinanza alle proteste in Iran, definendo la situazione “drammatica” e condannando la repressione violenta dei Pasdaran contro i manifestanti. Meghnagi ha ribadito: “Noi sosteniamo la libertà, siamo contro il terrorismo ovunque esso avvenga”. Alla domanda su un eventuale intervento degli Stati Uniti guidati da Trump, Meghnagi ha risposto che “la popolazione iraniana dovrà decidere il suo futuro” auspicando per essa “un futuro di libertà, di democrazia e di pace”.
Sulla stessa linea si è espresso Roberto Cenati, ex presidente di Anpi Milano, che ha chiesto a Governo e Unione Europea di interrompere i rapporti commerciali con l’Iran, definito “Stato criminale che sta massacrando la sua popolazione”. Cenati ha inoltre sottolineato l’urgenza di un supporto esterno per la popolazione iraniana, che “a mani nude avrebbe bisogno di armi o di aiuto esterno per abbattere un regime sanguinario”.
Reza Pahlavi e Donald Trump: simboli e protagonisti del dibattito
La figura di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia e leader dell’opposizione in esilio, è stata centrale nel presidio. Pahlavi, che ha vissuto all’estero per 47 anni, ha recentemente delineato un piano per la transizione in Iran, denominato Iran Prosperity Project, che prevede una roadmap per la ripresa economica, la stabilizzazione politica e l’organizzazione di elezioni libere. Nelle sue dichiarazioni, Pahlavi ha affermato di non voler imporre un ritorno alla monarchia, ma di voler garantire agli iraniani il diritto di scegliere liberamente il proprio futuro.
Dall’altra parte, la presenza iconica di Donald Trump, 47º Presidente degli Stati Uniti dal 2025, appare significativa nel contesto delle proteste. Trump ha espresso in passato sostegno alla popolazione iraniana e ha assunto posizioni forti contro il regime degli ayatollah. La politica estera di Trump si caratterizza per un approccio protezionistico e un sostegno deciso all’industria energetica americana, elemento che si riflette anche nella sua visione geopolitica, con particolare attenzione alla sicurezza e all’influenza statunitense in Medio Oriente.
Il presidio di Milano ha dunque rappresentato un momento di convergenza tra attivisti, esponenti della comunità iraniana e italiani impegnati nella difesa dei diritti umani, confermando la complessità e la drammaticità della crisi iraniana, e la volontà di molti di sostenere il cambiamento nel Paese.
Fonte: Nicoletta Totaro - Milano, Meghnagi al presidio per l'Iran: "Contro il terrorismo ovunque esso avvenga"






