Milano, 2 marzo 2026 – Un centinaio di iraniani si sono radunati oggi pomeriggio davanti al consolato degli Stati Uniti a Milano per manifestare e celebrare la morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio scorso in un raid combinato israelo-statunitense. La notizia della sua uccisione ha scosso il Medio Oriente e scatenato reazioni a livello globale, con ripercussioni anche in Italia.
La manifestazione a Milano e le tensioni in piazza

I manifestanti, tra cui molte persone appartenenti alla diaspora iraniana, hanno intonato cori di ringraziamento rivolti ai presidenti Donald Trump e Benjamin Netanyahu, riconoscendo il loro ruolo nell’azione militare che ha portato alla morte della guida suprema dell’Iran. Numerose bandiere sono state esposte durante il presidio: accanto a quelle iraniane pre-rivoluzionarie dello Scià, si sono viste insegne americane e israeliane, simbolo del sostegno espresso alle potenze occidentali e israeliane.
Nel corso della protesta si sono verificati alcuni momenti di tensione, soprattutto quando una contestatrice con la bandiera palestinese ha cercato di intervenire. Le forze dell’ordine sono intervenute prontamente per separare i manifestanti e calmare la situazione. Tra gli iraniani presenti, un anziano ha dichiarato: “Più che paura abbiamo speranza. Contiamo sul popolo iraniano che malgrado tutto sta scendendo in piazza contro la polizia”. Un giovane ha aggiunto: “Sono contento, ma non soddisfatto. Sarei stato molto più contento se Khamenei fosse stato arrestato e processato da un tribunale”.
Contesto internazionale e reazioni ufficiali
La morte di Ali Khamenei, che è stato Guida Suprema dell’Iran dal 1989 al 2026 e figura centrale della Repubblica islamica, è avvenuta durante un attacco preventivo pianificato da Stati Uniti e Israele con l’obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. L’operazione, frutto di mesi di preparazione, ha provocato una escalation di tensioni in tutto il Medio Oriente.
Il presidente americano Donald Trump ha commentato la notizia definendo Khamenei “uno degli uomini più malvagi della storia” e ha ribadito che i bombardamenti sull’Iran “proseguiranno finché sarà necessario per raggiungere la pace”. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha partecipato a una riunione del G7 dedicata alla crisi iraniana, sottolineando l’importanza di evitare l’ampliamento del conflitto e di favorire il dialogo diplomatico per la stabilità regionale.
Intanto, l’Onu ha espresso forte preoccupazione per la situazione, con il segretario generale Antonio Guterres che ha parlato di una “grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale” e ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza.
Sul terreno, i combattimenti si sono intensificati con attacchi missilistici e droni iraniani contro basi americane in Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, e contro infrastrutture civili come l’aeroporto di Dubai, dove si sono registrati morti e feriti.
La morte di Khamenei segna una svolta cruciale in un conflitto che ha già causato centinaia di vittime civili, tra cui numerosi bambini, secondo fonti iraniane. L’opposizione iraniana in esilio, rappresentata da figure come Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ha definito la fine della Repubblica islamica e auspica una transizione politica, mentre la leadership iraniana rimane sotto pressione in un momento di forte instabilità interna e internazionale.
Fonte: Roberto Smaldore - Milano, gli iraniani festeggiano la morte di Khamenei al consolato Usa: "Grazie Trump"






