Milano, 19 settembre 2025 – Una tragedia ha scosso il mondo della fotografia e la comunità milanese: Maurizio Rebuzzini, noto critico fotografico e fondatore della rivista FOTOgraphia, è stato trovato agonizzante nella serata di mercoledì 17 settembre nel suo studio di via Zuretti, nei pressi della Stazione Centrale, per poi spirare poco dopo il suo arrivo all’ospedale Fatebenefratelli. Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano, si stanno concentrando sull’ipotesi di omicidio per strangolamento, mentre la famiglia e il mondo della fotografia ricordano con commozione la figura di Rebuzzini, 74 anni, una vera e propria istituzione nel campo.
Maurizio Rebuzzini, ritrovamento e prime evidenze investigative
È stato il figlio, Filippo Rebuzzini, 44 anni, anche lui impegnato nel settore fotografico, a trovare il padre Maurizio privo di sensi sul ballatoio del laboratorio, situato al civico 2/A di via Zuretti. “La porta dello studio era aperta, non mancava niente, il cellulare era sulla scrivania“, ha raccontato Filippo, che ha tentato invano di rianimare il padre prima dell’arrivo dell’ambulanza. Sul collo di Maurizio Rebuzzini sono stati riscontrati segni e lividi compatibili con uno strangolamento, circostanza che ha indotto il pm Maria Cristina Ria ad aprire un fascicolo per omicidio volontario a carico di ignoti.
Le forze dell’ordine, in particolare la squadra Mobile della Questura di Milano, hanno sequestrato il cellulare del figlio per verificare la dinamica degli eventi e stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona e del palazzo, situato in un quartiere caratterizzato da edifici anni ’70, dove sono in corso lavori di ristrutturazione della facciata. Queste impalcature potrebbero aver limitato la possibilità di fuga dell’aggressore. Alcuni vicini hanno riferito di aver udito urla provenienti dal condominio poco prima dell’arrivo dei soccorsi, ma non è ancora chiaro a cosa fossero dovute.
Un punto di riferimento nel mondo della fotografia
Maurizio Rebuzzini non era solo un critico, ma un vero e proprio pilastro della cultura fotografica italiana. Fondatore nel 1994 della rivista FOTOgraphia, era anche docente a contratto presso l’Università Cattolica di Brescia e animatore di numerose iniziative culturali legate alla fotografia. Aveva curato la sezione storica degli apparecchi fotografici al Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze e collaborato con grandi nomi del settore come Giovanni Gastel, Gian Paolo Barbieri e Maurizio Galimberti.
Filippo Rebuzzini ricorda con affetto il padre, sottolineandone la passione instancabile: “Non c’è stato un giorno in cui non passasse dallo studio per lavorare alla rivista o a un’idea che aveva in testa. Per lui la fotografia non era un punto di arrivo ma uno splendido punto di partenza, un mezzo per parlare della vita“. E aggiunge: “Era una persona buona, amato da tutti, non litigava con nessuno. È difficile immaginare che qualcuno potesse fargli del male“.
Indagini in corso e testimonianze del vicinato
La comunità del quartiere, dove Rebuzzini era conosciuto come un uomo sereno e colto, è ancora sotto shock. I vicini lo ricordano seduto al bar o mentre fumava il suo sigaro, sempre disponibile e cordiale. C’è chi ricorda di averlo visto pochi giorni prima, con la sua consueta gentilezza e passione per la fotografia.
Le forze dell’ordine continuano a lavorare per chiarire i contorni di questa morte misteriosa, analizzando tabulati telefonici, acquisendo testimonianze e visionando le immagini delle telecamere installate nel palazzo e nella zona circostante. Sebbene l’ipotesi dell’omicidio sembri la più accreditata, resta ancora da accertare il movente e l’identità dell’eventuale aggressore.
Il mondo della fotografia piange così la scomparsa di un professionista stimato e di un uomo che ha dedicato la vita a un’arte capace di raccontare storie, emozioni e la complessità dell’esistenza.






