Il mondo della moda perde uno dei suoi protagonisti più iconici: Valentino Garavani è morto oggi all’età di 93 anni, lasciando un’eredità stilistica che ha attraversato decenni e confini, trasformando il suo nome in un simbolo di eleganza riconosciuto a livello internazionale.
Valentino, gli inizi tra Voghera, Parigi e Roma
Valentino Clemente Ludovico Garavani nasce l’11 settembre 1932 a Voghera, in provincia di Pavia. Fin da bambino manifesta una forte passione per il disegno e rimane affascinato dalle dive del cinema hollywoodiano, che lo spingeranno a sognare abiti destinati a donne bellissime e straordinarie. Durante gli anni del liceo classico Grattoni nella sua città, frequenta anche un corso da figurinista a Milano.
A 17 anni si trasferisce a Parigi per studiare stilismo all’École de La Chambre Syndicale de la Couture. Negli anni Cinquanta lavora come collaboratore nella maison di Jean Dessès e si forma accanto a grandi maestri come Jacques Fath, Balenciaga e Guy Laroche. Dopo un primo tentativo imprenditoriale non fortunato, l’inizio degli anni Sessanta segna la svolta: apre il suo atelier a Roma, in via Condotti.
In questo periodo incontra Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura, con il quale instaura una relazione durata dodici anni e una collaborazione professionale destinata a durare tutta la vita. Giammetti si occuperà dell’aspetto finanziario dell’attività, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo del marchio.
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Il successo internazionale e il mito del “rosso Valentino”
Il debutto ufficiale tra i grandi della moda arriva nel 1962 con la presentazione della prima collezione a Pitti Moda di Firenze. La consacrazione definitiva è legata anche all’amicizia con Jackie Kennedy, per la quale Valentino realizzerà l’abito da sposa in occasione del matrimonio con Aristotele Onassis. Nel 1967 riceve il Premio Neiman Marcus e l’anno successivo presenta una collezione dominata dal bianco che rafforza ulteriormente la sua fama internazionale.
Il colore rosso diventa la sua firma stilistica, insieme alla celebre “V”, trasformandosi in un segno distintivo immediatamente riconoscibile. Valentino veste alcune delle più grandi attrici del cinema mondiale e ben otto di loro ritirano il premio Oscar indossando un suo abito, tra cui Sophia Loren, Elizabeth Taylor, Jane Fonda, Julia Roberts e Cate Blanchett.
Nel corso dei decenni il marchio cresce rapidamente. Negli anni Settanta e Ottanta l’azienda si espande, prima attraverso la vendita di abiti e poi con l’introduzione delle licenze, una scelta pionieristica per uno stilista italiano. Negli anni Novanta arrivano anche investimenti esterni. Parallelamente giungono numerose onorificenze, tra cui il titolo di Cavaliere di Gran Croce, Cavaliere del Lavoro e la Legion d’onore francese.
Vita privata, passioni e l’addio alle passerelle
Valentino ha sempre vissuto il lusso come uno stile di vita, coltivando un’immagine elegante e riservata. Amava le tavole imbandite, i fiori, il silenzio e le conversazioni pacate. Al di fuori della moda, che preferiva non discutere oltre una certa ora, nutriva una grande passione per i cani carlini e, negli ultimi anni, è diventato popolare anche tra i più giovani grazie all’imitazione di Dario Ballantini a Striscia la notizia.
Nel corso della sua vita ha posseduto numerose residenze prestigiose, tra cui il Castello di Wideville vicino Parigi, una villa sulla via Appia a Roma, una dimora a Londra e un attico a New York. A Roma si trova anche Palazzo Mignanelli, sede della sua Accademia di moda, donata al Comune nel 1995. Accanto al glamour, Valentino si è impegnato anche nel sociale, fondando insieme a Giammetti l’associazione Life per il sostegno ai bambini malati di Aids.
Nel 1998 cede la sua attività, visibilmente commosso, e nel 2008 firma la sua ultima sfilata. La decisione nasce dal desiderio di chiudere una carriera vissuta con libertà e successo, senza accettare una moda sempre più orientata al mercato e al profitto. Con il suo ritiro, Valentino saluta le passerelle, ma non il mito che porta il suo nome.






