Roma, 21 marzo 2026 – Proseguono le indagini sulla rete anarchica italiana dopo la tragica esplosione che ha causato la morte di due esponenti di spicco del movimento anarchico romano, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, trovati senza vita nel casale al Parco degli Acquedotti. Secondo le prime ricostruzioni, la deflagrazione è avvenuta mentre i due stavano assemblando un ordigno artigianale, probabilmente destinato a una nuova azione contro obiettivi ancora da chiarire.
Verifiche sull’esplosivo e implicazioni dell’azione del Parco degli Acquedotti
Le autorità stanno concentrando le verifiche sul tipo di esplosivo utilizzato per comprendere la portata e la natura dell’attacco pianificato. In particolare, si cerca di stabilire se si tratti di sostanze reperibili in commercio o di materiali più potenti, come quelli impiegati in cave. Durante i rilievi sono stati rinvenuti anche chiodi, elemento che farebbe ipotizzare un “salto di qualità” passando da un’azione dimostrativa a un attentato con potenziali conseguenze più gravi.
Gli investigatori sospettano che l’ordigno potesse essere collegato a un rilancio della campagna di sostegno ad Alfredo Cospito, anarchico insurrezionalista attualmente detenuto al 41 bis, oppure a nuove azioni lungo la rete ferroviaria, già oggetto di sabotaggi a febbraio, in concomitanza con i Giochi Olimpici Milano-Cortina. La rete anarchica, che conta presenze in diverse città italiane, è al centro delle indagini coordinate dal pool antiterrorismo della Procura di Roma.

Indagini e perquisizioni nella galassia anarchica
Nella notte sono state effettuate cinque perquisizioni dalla Digos di Roma in vari appartamenti riconducibili all’ambiente anarchico. Durante le operazioni è stato sequestrato materiale di area anarchica, ancora al vaglio degli investigatori, che tuttavia non risulterebbe direttamente collegato all’esplosione fatale. Sono state ascoltate due persone legate allo stesso contesto, che al momento non risultano coinvolte nell’azione che Mercogliano e Ardizzone intendevano mettere in atto.
Gli inquirenti stanno focalizzando le indagini sulla logistica dell’operazione, in particolare sul motivo che ha spinto i due a scegliere proprio quel casale e sull’eventuale filiera di approvvigionamento dell’esplosivo. La presenza di chiodi nell’ordigno suggerisce un possibile salto di qualità rispetto a un’azione dimostrativa, mentre si cerca di capire se la sostanza esplosiva utilizzata sia di tipo commerciale o impiegata in ambito industriale.
I profili di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone
Alessandro Mercogliano, 53 anni, originario di Nola, era noto per i suoi precedenti legati ad azioni con finalità terroristiche, tra cui la partecipazione al maxi processo “Scripta Manent” che coinvolse la Federazione Anarchica Informale. Condannato in passato per azioni contro strutture pubbliche, Mercogliano rappresentava un punto di riferimento nell’area anarchica insurrezionalista.
Sara Ardizzone, invece, era stata prosciolta nel 2025 nell’inchiesta “Sibilla” a Perugia. Attivista di rilievo, aveva seguito Mercogliano a Roma dopo aver vissuto in Umbria, dove era una figura di riferimento nel circolo anarchico “La Faglia”. Nel corso degli anni si era distinta per azioni di protesta e sabotaggio, sempre sostenendo la lotta in favore di Alfredo Cospito e altri compagni anarchici.
Oggi al Viminale si è tenuta la riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), convocata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per valutare la situazione e i rischi legati ai movimenti anarchici, che nella relazione annuale dell’intelligence sono indicati come una delle minacce più concrete per la sicurezza nazionale.






