Milano, 16 marzo 2026 – Prosegue l’indagine della Procura di Milano sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo durante un’operazione antispaccio. Dopo l’arresto di Carmelo Cinturrino, assistente capo del commissariato Mecenate, ora altri due agenti dello stesso commissariato sono stati iscritti nel registro degli indagati. Le nuove accuse riguardano, tra l’altro, un episodio di falso e un arresto illegale, ampliando così il quadro investigativo che coinvolge ora sette indagati.
Nuove iscrizioni e convocazione dei testimoni
L’inchiesta si è ampliata nelle ultime ore con la notificazione di una richiesta di incidente probatorio finalizzata a cristallizzare le testimonianze di almeno otto persone, tra pusher e tossicodipendenti presenti al momento dei fatti. Tra le accuse contestate ai nuovi indagati figura anche quella di falso, riferita a una poliziotta, e quella di arresto illegale. Le testimonianze sono ritenute fondamentali per chiarire le dinamiche dell’operazione antispaccio e il ruolo di ciascun agente presente sulla scena dell’omicidio.
Le rivelazioni sull’omicidio di Mansouri e le conseguenze per Cinturrino
L’omicidio di Mansouri ha già avuto sviluppi importanti: Cinturrino, che si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario, ha ammesso durante l’interrogatorio di aver agito per timore, ma non ha potuto negare la manomissione della scena del crimine. In particolare, ha confessato di aver posizionato una pistola giocattolo accanto al corpo della vittima per giustificare il suo gesto. Gli esami scientifici hanno infatti confermato la presenza esclusiva del suo DNA sull’arma finta, mentre Mansouri non aveva armi vere con sé al momento dello sparo.
Le indagini hanno inoltre rivelato che Mansouri, noto come “Zack” nel mondo dello spaccio milanese, era un elemento di spicco del clan Mansouri, attivo nel traffico di sostanze stupefacenti nella zona di Rogoredo e Corvetto. Il poliziotto, che vantava una lunga esperienza sul campo, è ora al centro di un’inchiesta complessa che mette in discussione non solo le circostanze dell’omicidio, ma anche la condotta degli agenti coinvolti e la gestione dell’intervento nel boschetto.
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