Roma, 10 febbraio 2026 – Oggi si celebra in tutta Italia il Giorno del Ricordo, una commemorazione civile nazionale istituita nel 2004 per mantenere viva la memoria degli eventi drammatici legati ai massacri delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata, avvenuti tra il 1943 e il 1947. Questa giornata rappresenta un momento cruciale per riflettere su una pagina dolorosa della storia italiana, legata alle violenze perpetrate durante e dopo la Seconda guerra mondiale nell’area del confine orientale.
Giorno del Ricordo delle foibe: le celebrazioni istituzionali a Roma e sul territorio nazionale
In occasione di questa ricorrenza, a Roma, in piazza Venezia, si svolge il tradizionale omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria. Le bandiere di Montecitorio sono esposte a mezz’asta e, in serata, il Tricolore illumina la facciata del Palazzo della Camera dei Deputati.
Alle 10.00, nell’Aula di Montecitorio, si tiene la cerimonia ufficiale, condotta dalla giornalista Maria Antonietta Spadorcia, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. L’evento prevede l’esecuzione dell’inno nazionale e di quello europeo, accompagnati dalla sinfonia “Al Santo Sepolcro” di Vivaldi, eseguiti dal Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste. La cerimonia è trasmessa in diretta su Rai1 e sui canali ufficiali della Camera.
Tra gli interventi, spiccano quelli del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, e del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, oltre alle testimonianze del presidente onorario dell’Associazione Dalmati, Toni Concina, dello storico Gianni Oliva e del campione olimpico Abdon Pamich. Durante la cerimonia viene proiettato un estratto del documentario “Il Marciatore”, tratto dall’autobiografia di Pamich, e viene letto un passaggio dal libro “Francesco Bonifacio. Vita e martirio di un uomo di Dio” di Mario Ravalico, a cura dell’attrice Silvia Siravo. A chiudere, il contributo del vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani.
Numerose sono le iniziative diffuse sul territorio nazionale: a Milano si svolgono cerimonie commemorative presso il monumento ai Martiri delle Foibe e incontri con le associazioni degli esuli, mentre in Campania, Toscana, Lazio e altre regioni si organizzano eventi pubblici, mostre e momenti di riflessione.
La memoria storica e le iniziative culturali
La Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura promuove un fitto programma di iniziative dedicate alla conoscenza e alla conservazione della memoria. Gli Archivi di Stato si confermano punti di riferimento per cittadini, studenti e studiosi, offrendo documenti e testimonianze storiche che raccontano il dramma del confine orientale.
A Roma, presso l’Archivio di Stato, la mostra “Fiume. Città del ricordo” espone documenti e cimeli storici fino al 20 febbraio. A Torino, Bari, Trieste e Cagliari si tengono mostre fotografiche e convegni che ricostruiscono le vicende degli esuli giuliano-dalmati e il loro difficile inserimento nelle nuove comunità di accoglienza.
Nel palinsesto Rai, Rai Cultura propone lo speciale “L’odissea giuliano-dalmata. Dalle foibe all’esodo”, in onda su Rai Storia, che approfondisce il contesto storico e umano di questa tragedia.
Il contesto storico: tra Seconda guerra mondiale e tragedie del confine orientale
Il capitolo più tragico della vicenda ebbe inizio nel 1943, con il crollo del regime fascista e l’armistizio dell’8 settembre, che lasciarono scoperti i territori dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia. In queste aree, già teatro di tensioni etnico-nazionalistiche, si scatenarono violenze da parte dei partigiani jugoslavi guidati da Josip Broz, detto Tito. Le foibe, profonde cavità carsiche, divennero simbolo degli eccidi: vi vennero gettati migliaia di italiani, civili e militari, vittime di una repressione brutale e sistematica.
Le stime più accreditate indicano tra 3.000 e 5.000 i morti direttamente uccisi nelle foibe e nei campi di concentramento jugoslavi, mentre complessivamente si parla di circa 20.000 vittime tra infoibati, deportati e uccisi nel periodo 1943-1947. La tragedia fu seguita da un esodo massiccio: circa 300.000 italiani istriani, fiumani e dalmati furono costretti a lasciare le loro terre, abbandonando case e beni per fuggire alla repressione e al regime comunista che si instaurava.
Il trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 sancì il passaggio di questi territori alla Jugoslavia, decretando di fatto la perdita definitiva per l’Italia di quelle regioni e l’inizio di una diaspora che avrebbe segnato profondamente la storia e l’identità delle comunità italiane dell’Adriatico orientale.


