È stato fissato per l’8 aprile prossimo il processo in Cassazione relativo ad Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Tramontano, la fidanzata incinta al settimo mese che lo scorso 27 maggio 2023 fu uccisa con 37 coltellate nel loro appartamento di Senago, in provincia di Milano.
Femminicidio Giulia Tramontano: i fatti e il percorso giudiziario
Impagnatiello, ex barman, è stato condannato in secondo grado all’ergastolo. Tuttavia, il collegio di appello ha escluso l’aggravante della premeditazione, pur confermando la condanna a vita e riconoscendo le aggravanti del vincolo affettivo e della crudeltà. La premeditazione era stata invece riconosciuta in primo grado e rigettata dalla gip Angela Minerva al momento della convalida del fermo.
Al centro del ricorso in Cassazione vi sarà proprio la questione della premeditazione: secondo l’accusa e il pubblico ministero di Milano, Impagnatiello avrebbe pianificato il delitto per almeno sei mesi, avvelenando la compagna con veleno per topi senza che lei ne fosse consapevole. Le ricerche online effettuate dall’imputato dal dicembre 2022 riguardavano proprio modalità e dosaggi del veleno, come emerso dalle indagini.
La Corte d’Appello ha invece sostenuto che l’imputato volesse far abortire Giulia, eliminare il figlio che portava in grembo, considerato da lui un problema, ma non avrebbe avuto intenzione di uccidere anche la donna.
Il processo e le istanze rigettate
Nel luglio 2025 il collegio di secondo grado ha respinto la richiesta dell’avvocata difensore Giulia Gerardini di accedere alla giustizia riparativa, ritenendo che Impagnatiello non avesse ancora elaborato “criticamente” il movente e gli impulsi che lo hanno spinto a commettere il delitto, né intrapreso un percorso di “rivisitazione”, “autocensura” e “riconciliazione sociale”.
Il processo di Cassazione rappresenta quindi il prossimo fondamentale passaggio per definire definitivamente le responsabilità e le aggravanti di questo grave caso di cronaca nera.





