Roma, 13 gennaio 2026 – Un caso giudiziario che ha suscitato forte indignazione e dibattiti sul tema della violenza domestica e del femminicidio è tornato alla ribalta nelle ultime settimane. Nel corso di un processo che ha coinvolto una donna sopravvissuta a un tentativo di omicidio da parte del marito gettandosi dal balcone, il giudice ha emesso una sentenza controversa, affermando che non si tratta di femminicidio perché la donna si prostituiva.

Il dramma della donna che si getta dal balcone
La vicenda risale all’8 gennaio, quando la donna, vittima di minacce e violenze crescenti da parte del marito, si è gettata dal balcone della propria abitazione nel tentativo disperato di sfuggire a un’aggressione che rischiava di costarle la vita. La caduta ha provocato lesioni gravi, ma fortunatamente non mortali. Questo gesto estremo ha innescato un’indagine per accertare le responsabilità del marito, accusato di tentato omicidio. Tuttavia, la recente sentenza ha scatenato polemiche: il giudice ha escluso l’ipotesi di femminicidio, motivando la decisione con il fatto che “non è stato commesso come atto di odio, di discriminazione, di prevaricazione, di possesso o dominio in quanto donna”, ma perché il 65enne aveva scoperto che la donna si prostituiva.
La sentenza e le reazioni nel dibattito pubblico
La decisione del giudice ha provocato un acceso dibattito nel contesto della tutela delle donne vittime di violenza. Esperti di diritto e attivisti per i diritti delle donne hanno sottolineato come la professione della vittima non possa essere motivo per sminuire la gravità della violenza subita o per negare la natura del reato come femminicidio. Inoltre, la sentenza ha sollevato interrogativi sulla necessità di un approccio più sensibile e approfondito nei processi riguardanti la violenza di genere, al fine di garantire giustizia e protezione alle vittime.
Il quadro normativo e le prospettive future
Negli ultimi anni, l’Italia ha rafforzato le leggi contro la violenza domestica e il femminicidio, introducendo misure più severe e strumenti di prevenzione. Tuttavia, casi come questo evidenziano le difficoltà ancora presenti nell’applicazione della normativa e nella sensibilizzazione degli operatori giudiziari. Le associazioni impegnate nella difesa dei diritti delle donne chiedono un aggiornamento delle procedure formative per magistrati e forze dell’ordine, affinché si eviti che giudizi parziali compromettano la tutela delle vittime. Intanto, la vicenda continua a essere seguita con attenzione dai media e dall’opinione pubblica, simbolo della complessità e della delicatezza delle questioni legate alla violenza di genere in Italia.






