Negli ultimi mesi, il governo ha preso in considerazione l’introduzione di un possibile scudo penale per gli agenti di polizia. Le riunioni preparatorie si sono moltiplicate nelle ultime settimane, anche alla luce delle tensioni seguite agli scontri avvenuti durante il corteo pro Askatasuna a Torino. Proprio dopo quei fatti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice per definire le priorità del provvedimento, che comprende conferme — come la stretta sui coltelli — e possibili revisioni delle norme sulle responsabilità penali degli operatori delle forze dell’ordine.
Che cosa si intende per “scudo” penale
Il cuore della discussione riguarda un meccanismo che prevederebbe la non immediata iscrizione nel registro degli indagati quando emergono evidenti cause di giustificazione. Tra queste rientrano la legittima difesa, l’adempimento del dovere, lo stato di necessità e l’uso legittimo delle armi.
Secondo l’ipotesi allo studio, il pubblico ministero avrebbe sette giorni di tempo per effettuare verifiche preliminari prima di procedere all’eventuale iscrizione, qualora risultasse davvero necessaria. Le garanzie difensive resterebbero comunque assicurate, ma verrebbe evitato l’automatismo che oggi scatta anche nei casi in cui l’azione dell’agente appare fin da subito collegata all’esercizio delle proprie funzioni.
All’interno della maggioranza non c’è ancora piena convergenza sulle modalità di approvazione: l’ipotesi di inserire la norma direttamente nel Ddl sicurezza sembra complicata perché rischierebbe di rallentare i tempi, mentre prende quota l’idea di un provvedimento separato con corsia preferenziale.
Nessuna immunità automatica, la posizione del governo
Fonti dell’esecutivo hanno chiarito che non si tratterebbe di introdurre un’immunità penale. L’obiettivo sarebbe evitare iscrizioni automatiche nei casi simili a quello del carabiniere Luciano Masini, intervenuto la notte di Capodanno uccidendo un uomo che aveva accoltellato quattro persone.
In situazioni del genere, l’uso dell’arma di ordinanza nell’esercizio del servizio potrebbe essere valutato preliminarmente prima dell’avvio formale di un’indagine, riducendo l’impatto mediatico e personale dell’iscrizione nel registro degli indagati.
Nordio: “Non parliamo di impunità”
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha respinto l’espressione “scudo penale”, spiegando che l’intervento riguarderebbe criticità tecniche del processo penale e non privilegi per categorie specifiche. Secondo il ministro, l’iscrizione nel registro degli indagati, nata come garanzia difensiva, si è spesso trasformata in una sorta di stigma anticipato.
L’idea allo studio punterebbe quindi a riequilibrare il sistema, mantenendo il controllo giudiziario ma evitando conseguenze reputazionali e professionali immediate per chi potrebbe risultare innocente al termine delle verifiche.
Le proposte sulla tutela legale degli agenti
Accanto alla riforma procedurale emerge anche un’iniziativa parlamentare promossa dalla Lega. La proposta prevede l’accesso al gratuito patrocinio per gli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti in procedimenti legati ad attività svolte durante il servizio, consentendo loro di ottenere assistenza legale a carico dello Stato.
L’obiettivo dichiarato è ridurre il peso economico delle difese giudiziarie per operatori spesso chiamati a intervenire in contesti ad alto rischio.
Le preoccupazioni delle Camere Penali
Le ipotesi di riforma hanno subito alimentato il confronto tra giuristi e politica. Il presidente dell’Unione delle Camere Penali, Francesco Petrelli, ha espresso timori rispetto all’introduzione di norme che possano limitare il controllo giudiziario sull’uso della forza pubblica.
Secondo i penalisti, uno Stato di diritto si distingue anche dalla capacità di sottoporre se stesso a verifica giudiziaria senza creare corsie privilegiate, soprattutto quando si parla di poteri coercitivi esercitati dallo Stato.
I sindacati di polizia: “Servono tutele, non privilegi”
Di segno opposto la posizione del sindacato Coisp. Il segretario Domenico Pianese ha sottolineato che il termine “scudo penale” sarebbe fuorviante, perché la proposta non impedirebbe l’avvio di procedimenti giudiziari ma introdurrebbe solo un filtro preliminare più accurato.
Secondo il sindacato, il controllo resterebbe pienamente garantito, ma verrebbe affidato a un vaglio più approfondito per evitare indagini ritenute inutili. Tra le richieste figura anche una copertura integrale delle spese legali per fatti di servizio.
I funzionari di polizia: “Nessuna immunità”
Sulla stessa linea l’Associazione nazionale funzionari di polizia, rappresentata da Enzo Letizia, che ribadisce come le forze dell’ordine non chiedano alcuna immunità. L’obiettivo sarebbe piuttosto evitare che agenti impegnati nell’interesse pubblico vengano equiparati fin da subito a chi commette reati comuni.
Secondo Letizia, l’apertura automatica di procedimenti penali può incidere sulla motivazione del personale e comportare costi elevati, soprattutto considerando le condizioni economiche non sempre favorevoli degli operatori.
Le critiche delle opposizioni
Le forze di opposizione hanno reagito con durezza. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha definito inaccettabile l’idea di uno scudo penale, sostenendo che anche chi esercita il monopolio della forza debba restare pienamente soggetto al controllo della magistratura.
Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha parlato di rischio di creare spazi di impunità incompatibili con un sistema democratico, pur ribadendo il sostegno alle forze dell’ordine. Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra ha invece definito la proposta contraria ai principi costituzionali, sottolineando che l’accertamento giudiziario resta imprescindibile soprattutto per chi il potere coercitivo lo esercita per conto dello Stato.
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