Roma, 26 gennaio 2026 – L’Italia è stata deferita all’Assemblea degli Stati parte dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI) nel quadro del caso riguardante Usāma al-Maṣrī Nağīm, noto come Almasri, militare libico accusato di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La decisione è stata presa a maggioranza dai giudici della Camera preliminare della CPI.
Il caso Almasri e le accuse della Corte penale internazionale
Nato a Tripoli nel 1979, Usāma al-Maṣrī Nağīm è un ex militare delle Forze speciali di deterrenza libiche, coinvolto nelle guerre civili in Libia. Dal 2015 è stato responsabile della gestione della prigione di Mitiga, centro di detenzione dove sarebbero stati commessi gravi crimini. Il mandato d’arresto internazionale emesso dalla CPI il 18 gennaio 2025 lo accusa di crimini di guerra, tra cui tortura, omicidio, stupro e violenza sessuale, nonché crimini contro l’umanità come persecuzione e detenzione illegale.
Il mandato sottolinea che tali crimini sarebbero stati perpetrati a partire dal 15 febbraio 2015 durante la seconda guerra civile libica, principalmente nella prigione di Mitiga.
Arresto, rilascio e deferimento dell’Italia
Almasri è stato arrestato in Italia il 19 gennaio 2025, a Torino, dopo che un avviso rosso dell’Interpol aveva segnalato la sua presenza nel Paese. Tuttavia, la Corte d’Appello di Roma ha disposto la sua scarcerazione due giorni dopo per “irritualità dell’arresto”, dovuta alla mancata approvazione del Ministero della Giustizia. Successivamente, il generale libico è stato espulso e rimpatriato in Libia.
La Corte penale internazionale ha accusato l’Italia di non aver rispettato gli obblighi di cooperazione previsti dallo Statuto di Roma, in particolare per la mancata consegna di Almasri alle autorità dell’Aia. Di conseguenza, la CPI ha deciso di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati parte come misura per sollecitare un’adeguata risposta.
La vicenda ha avuto ripercussioni politiche, con indagini avviate nei confronti di esponenti del governo italiano. Il caso ha anche riacceso il dibattito sulla cooperazione internazionale in materia di giustizia e sui rapporti tra la CPI e gli Stati membri.
Intanto, in Libia, Almasri è stato arrestato nuovamente il 5 novembre 2025 con accuse di tortura e omicidio, in un contesto giudiziario nazionale che rivendica la propria giurisdizione sul caso, in base al principio di complementarità sancito dallo Statuto di Roma.





