Roma, 28 marzo 2026 – Continua a suscitare accese reazioni politiche e istituzionali il recente episodio che ha coinvolto Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), oggetto di un controllo della polizia nella sua camera d’albergo nella capitale. Il fatto si è verificato nella mattinata di sabato, in vista di una manifestazione prevista per la giornata stessa.
La denuncia di Ilaria Salis e la versione della Questura
Ilaria Salis, attiva nel Parlamento europeo dal luglio 2024 e da tempo impegnata su temi quali diritti umani, immigrazione e condizioni carcerarie, ha raccontato sui social di essere stata svegliata all’alba da agenti della questura che hanno effettuato un controllo protrattosi per oltre un’ora. La parlamentare ha denunciato l’accaduto come un segno della deriva autoritaria del Paese, attribuendo l’azione al cosiddetto Decreto Sicurezza, che ha inasprito le misure di controllo nelle manifestazioni pubbliche.
La ricostruzione fornita dalla Questura di Roma, tuttavia, parla di un controllo di routine a seguito di un allarme scattato nel sistema di segnalazione “web alloggiati“, legato a una segnalazione proveniente dall’estero. Le forze dell’ordine hanno precisato che l’intervento è stato un atto dovuto, durato circa 15 minuti, finalizzato all’identificazione dell’europarlamentare e non collegato né alla manifestazione né alle misure del Decreto Sicurezza. La Questura ha inoltre sottolineato che la segnalazione aveva origine da un provvedimento internazionale, limitando quindi ogni margine discrezionale.
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La polemica politica e il contesto normativo
L’episodio ha scatenato una forte polemica politica. I leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, hanno definito il controllo come un “controllo preventivo” inaccettabile e hanno chiesto spiegazioni al Ministro dell’Interno Piantedosi, sollevando preoccupazioni sull’eventualità che il governo stia sottoponendo a controlli preventivi parlamentari dell’opposizione, paragonando la situazione a realtà autoritarie come l’Ungheria di Viktor Orbán.
Il riferimento al Decreto-legge n. 23 del 24 febbraio 2026, recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale e già in vigore, è centrale nel dibattito. Il decreto introduce norme stringenti per garantire la sicurezza pubblica e il controllo delle manifestazioni, tra cui la possibilità per le forze di polizia di trattenere soggetti sospetti fino a 12 ore, in presenza di un rischio concreto per l’ordine pubblico. Queste misure, volte a contrastare fenomeni di violenza e garantire la sicurezza urbana, sono al centro delle critiche per il loro possibile utilizzo eccessivo o strumentale.
Ilaria Salis: dal carcere in Ungheria all’immunità parlamentare
La figura di Ilaria Salis è nota anche per il suo passato da attivista antifascista e per la vicenda giudiziaria in Ungheria. Nel 2023 è stata arrestata a Budapest con accuse di aggressione a militanti neonazisti durante una manifestazione, rimanendo detenuta in condizioni denunciate come dure e inumane. La sua elezione a europarlamentare nel 2024 ha comportato il riconoscimento dell’immunità parlamentare, che le ha permesso di essere liberata e rientrare in Italia. Tuttavia il governo ungherese ha più volte tentato di chiedere la revoca dell’immunità, senza successo, con l’Europarlamento che ha confermato la sua protezione nel 2025.
Attualmente, Salis continua a essere un membro attivo della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni al Parlamento europeo, impegnandosi in questioni di diritti umani e immigrazione, temi che restano al centro della sua azione politica e della sua denuncia pubblica.






