Roma, 28 gennaio 2026 – L’Italia si conferma come il quarto paese europeo più rappresentato nella classifica QS World University Rankings: Europa 2026, con un totale di 65 università presenti. Tuttavia, il sistema universitario italiano registra alcune criticità, tra cui un calo significativo nella posizione di alcuni atenei di punta e una perdita di laureati tra i giovani della fascia 25-35 anni.
La posizione delle università italiane nella classifica QS Europa 2026
Nell’attuale edizione della classifica QS, il Politecnico di Milano si conferma l’ateneo italiano con il punteggio più alto a livello europeo, sebbene abbia perso ben 7 posizioni, collocandosi al 45° posto. Anche l’Alma Mater Studiorum di Bologna ha subito un arretramento, uscendo dalla top 50 e passando dal 48° al 59° posto.
Delle 51 università italiane classificate nella precedente edizione, 14 hanno migliorato la propria posizione, mentre 35 sono scese, con un calo netto del 41%, tra i più elevati in Europa dopo Slovacchia, Ucraina e Francia. La classifica di quest’anno ha inoltre ampliato il numero di atenei italiani presenti, con 14 nuove entrate (+27%), due delle quali si collocano tra le prime 500 in Europa. In particolare, l’Università di Cagliari si posiziona al 482° posto, mentre l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale occupa il 491°.
Tra le università già presenti, si segnalano progressi significativi per l’Università di Roma Tor Vergata, che guadagna 17 posizioni raggiungendo il 150° posto, e per l’Università di Catania, migliorata di 56 posizioni fino al 301° posto. Anche l’Università di Genova registra un aumento di 20 posizioni, piazzandosi al 204° posto.
Un paradosso tra eccellenza accademica ed esodo dei laureati
Il fondatore e presidente di QS, Nunzio Quacquarelli, sottolinea come l’Italia sia “uno dei motori della ricerca in Europa”, con una produzione accademica intensa e un’offerta di programmi in inglese tra le più alte in Europa. Un esempio è il Politecnico di Milano, che ha raggiunto la top 100 della classifica mondiale QS, confermandosi un punto di riferimento internazionale.
Tuttavia, emerge un paradosso significativo: l’Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, con numerose università che inviano studenti all’estero, ma non riesce a attrarre studenti stranieri in misura analoga. Nessuna università italiana compare nella top 100 per la percentuale di docenti e studenti internazionali, a testimonianza di un sistema che esporta talenti più di quanto ne importi.
Questo squilibrio si riflette in una preoccupante tendenza demografica ed economica: nel corso dell’ultimo decennio, il paese ha perso quasi 100.000 laureati di età compresa tra 25 e 35 anni. Secondo il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, questa dinamica, unita al calo della natalità, rappresenta una minaccia diretta alla produttività e alla crescita economica del Paese.
Ulteriore segnale di debolezza è la scarsa presenza delle università italiane nelle prime posizioni per quanto riguarda i risultati occupazionali dei laureati, con l’eccezione della Sapienza di Roma, unica a comparire tra le prime 50 in Europa per questo indicatore.
Il contesto europeo e la sfida italiana
La classifica QS World University Rankings: Europe 2026 include 958 università di 42 paesi e territori, valutate attraverso 12 indicatori chiave. In questa graduatoria, il Regno Unito guida con 129 università, di cui sette tra le prime dieci in Europa, seguito da Turchia (107) e Germania (102). Francia e Svizzera completano la top 10 per numero di atenei classificati.
Il sistema universitario italiano, nonostante le difficoltà, continua a rappresentare un pilastro importante per la ricerca e l’innovazione in Europa. La sfida rimane quella di riuscire a trasformare il successo accademico in opportunità di lavoro, innovazione e fidelizzazione dei talenti per sostenere la crescita del Paese.
Il quadro delineato dalla classifica QS e dai dati demografici evidenzia quindi la necessità di interventi mirati per valorizzare le eccellenze italiane e contrastare la fuga dei giovani laureati, un elemento cruciale per il futuro economico e sociale dell’Italia.





