Roma, 3 aprile 2026 – La Corte di Cassazione ha definitivamente sancito la prescrizione per l’accusa di omicidio colposo plurimo nel processo relativo al tragico naufragio dell’11 ottobre 2013, in cui persero la vita 268 cittadini siriani, tra cui 60 minori. Contestualmente, sono stati assolti i due ufficiali imputati per il reato di rifiuto di atti d’ufficio.
La sentenza della Cassazione sul naufragio
La sentenza della Suprema Corte riguarda Leopoldo Manna, all’epoca responsabile della sala operativa della Guardia Costiera, e Luca Licciardi, comandante della sala operativa della Squadra navale della Marina Militare. Entrambi erano stati accusati di negligenza nella gestione dell’emergenza che portò al naufragio di un barcone di profughi in acque maltesi, a poca distanza da Lampedusa. Tuttavia, la prescrizione ha estinto il reato principale, mentre l’assoluzione ha riguardato l’accusa di rifiuto di atti d’ufficio. I ricorsi presentati dalla Difesa e dal Ministero delle Infrastrutture, parti civili nel procedimento, sono stati dichiarati inammissibili.
Il contesto della tragedia
Il caso aveva già attirato l’attenzione pubblica grazie all’inchiesta del giornalista Fabrizio Gatti, che ha contribuito a far luce sul tragico evento e sulle responsabilità gestionali. Nel naufragio morirono 268 profughi siriani, tra cui numerosi bambini, mentre tentavano di raggiungere l’Europa fuggendo dalla guerra. Il processo si è svolto nella seconda sezione penale del tribunale di Roma, dove si sono analizzate le condotte di Manna e Licciardi nel coordinare i soccorsi.
È importante sottolineare che, separatamente, Leopoldo Manna è stato condannato a un anno e otto mesi per violenza sessuale in un altro procedimento riguardante un episodio verificatosi nel 2014 all’interno del Comando della Guardia Costiera. Tale vicenda è distinta dal processo sul naufragio.
La sentenza della Cassazione pone così la parola fine a uno dei capitoli giudiziari più complessi legati alla tragedia del Mediterraneo del 2013.






