Milano, 16 marzo 2026 – Sono in corso da questa mattina presso i laboratori della polizia scientifica della Questura di Milano gli accertamenti tecnici su una mazza-sbarra di legno e un martello, strumenti al centro dell’inchiesta sul caso Carmelo Cinturrino, l’assistente capo del commissariato Mecenate arrestato con l’accusa di aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri. Gli esami mirano a rintracciare eventuali tracce biologiche che possano confermare o chiarire le dinamiche dei fatti risalenti al 26 gennaio scorso.
Dettagli sugli accertamenti in corso e la loro rilevanza
Le indagini hanno preso una piega importante dopo che alcuni spacciatori e pusher hanno denunciato episodi di pestaggi attribuiti proprio a Cinturrino, ritenuto responsabile di metodi illegali nel contrasto allo spaccio. Proprio per “cristallizzare” queste testimonianze, alcuni di loro sono stati sottoposti a una richiesta di incidente probatorio. La presenza della mazza e del martello, strumenti di possibile violenza, è stata ricollegata a tali episodi. Gli esami scientifici sul loro utilizzo e le tracce biologiche potrebbero fornire elementi chiave per la prosecuzione dell’inchiesta.
Il caso Cinturrino e dell’omicidio a Rogoredo
Cinturrino, 41 anni, è sotto accusa per l’omicidio volontario di Mansouri, noto nel quartiere Rogoredo come “Zack”, ucciso durante un’operazione antidroga in circostanze che hanno fatto emergere una messinscena con una pistola giocattolo trovata accanto al corpo, sulla quale è stato rilevato solo il DNA di Cinturrino. I rilievi hanno evidenziato come lo spacciatore fosse disarmato al momento dello sparo e che l’agente avrebbe simulato una minaccia per giustificare il colpo fatale. Inoltre, testimonianze raccolte indicano che il poliziotto fosse noto per atteggiamenti violenti e per aver imposto estorsioni su spacciatori della zona.
L’inchiesta ha scatenato un acceso dibattito politico e sociale, con esponenti di governo che inizialmente avevano difeso l’agente, e opposizioni che hanno denunciato una strumentalizzazione del caso. Nel frattempo, la Procura di Milano continua a sviluppare il quadro probatorio, anche attraverso le analisi forensi su strumenti potenzialmente utilizzati per i pestaggi, nel tentativo di far luce su uno dei casi più controversi degli ultimi anni nel panorama della sicurezza urbana milanese.




