Bologna, 23 gennaio 2026 – Nuovi sviluppi emergono nel caso dell’omicidio di Giuseppe Marra, il 59enne originario di Aosta trovato morto nella sua abitazione di via Zanolini a Bologna nella notte tra il 26 e il 27 maggio 2025. La moglie, Lorenza Scarpante, 56 anni, unica indagata per la morte del marito, è stata scarcerata dal gip Claudio Paris dopo otto mesi di detenzione, in seguito a una revisione del quadro indiziario che ha portato a un significativo mutamento nelle valutazioni investigative e tecniche.
Bologna: revisione del quadro indiziario e scarcerazione della moglie
La decisione del giudice per le indagini preliminari è stata presa accogliendo l’istanza presentata dai difensori di Scarpante, gli avvocati Chiara Rizzo e Guido Todaro, sulla base delle nuove risultanze investigative e delle consulenze tecniche depositate. La Procura di Bologna, con la procuratrice aggiunta Morena Plazzi e la pm Giulia Mingozzi, ha espresso parere favorevole alla revoca della custodia cautelare in carcere, riconoscendo che il quadro probatorio si è “indubbiamente modificato” e presenta un “quoziente di incertezza” che non giustifica più il mantenimento della misura restrittiva.
In particolare, una delle novità più rilevanti è rappresentata dalla Bloodstain Pattern Analysis (Bpa), studio scientifico delle macchie di sangue sulla scena del crimine, che ha sollevato dubbi sulla dinamica dell’evento e messo in discussione la versione accusatoria secondo cui Scarpante avrebbe ucciso il marito colpendolo dopo aver fatto uso di sostanze stupefacenti. Il Gip ha sottolineato che, a fronte di consulenze che non convergono verso una versione prevalente, la gravità indiziaria non può essere affermata con certezza e pertanto la donna è stata liberata senza applicazione di ulteriori misure cautelari.
Le fasi dell’indagine e il contesto familiare
Giuseppe Marra è stato trovato senza vita in una pozza di sangue nell’ingresso dell’appartamento condiviso con la moglie, dove gestivano insieme un negozio di cannabis legale in via Indipendenza. I vicini avevano riferito di frequenti litigi tra la coppia e di un tonfo udito intorno alle 2 del mattino, ma non era stato rinvenuto alcun segno di effrazione né mancava nulla nell’abitazione.
Inizialmente, la donna era stata fermata con l’accusa di omicidio volontario, ipotizzando che dopo aver fatto uso di droga avrebbe colpito il marito, forse già debilitato da un malore, facendogli sbattere la testa contro gli spigoli dei muri. Tuttavia, Scarpante ha sempre respinto le accuse, avvalendosi anche della facoltà di non rispondere in sede di convalida del fermo.
Le analisi tossicologiche e ulteriori accertamenti tecnici sono stati fondamentali per riformulare le ipotesi investigative, contribuendo a un quadro più complesso e meno definito. La Procura ha inoltre evidenziato la necessità di un nuovo interrogatorio della donna per approfondire gli elementi ancora da chiarire.
Il caso, seguito dalla pm Manuela Cavallo e coordinato dalla Procura di Bologna, resta aperto e le indagini proseguono per chiarire definitivamente la dinamica della morte di Marra e il ruolo di Scarpante, la cui posizione giudiziaria ora è meno gravata dalla misura cautelare in carcere.






