Napoli, 26 febbraio 2026 – Proseguono le indagini sulla tragica vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e quattro mesi morto a seguito di un trapianto di cuore fallito presso l’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso 23 dicembre. A emergere sono dettagli inquietanti riguardo le modalità di conservazione e trasporto dell’organo, che potrebbe aver subito gravi danni prima dell’impianto.
Il cuore espiantato quattro minuti in anticipo
Secondo le testimonianze raccolte dalla Procura di Napoli, il cuore malato di Domenico è stato espiantato alle 14:18, mentre il via libera all’arrivo del cuore prelevato a Bolzano è giunto solo alle 14:22, quattro minuti dopo. Questa discrepanza temporale ha acceso ulteriori dubbi sulle procedure adottate dall’equipe medica, suscitando anche momenti di forte tensione durante una riunione tenutasi lo scorso 10 febbraio, a cui ha partecipato il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha eseguito l’intervento. La discussione è stata particolarmente accesa, tanto che Oppido avrebbe manifestato la sua frustrazione colpendo un termosifone.
Ulteriori dettagli rivelano che il cuore donato è arrivato al Monaldi congelato in modo anomalo, trasformandosi sostanzialmente in un blocco di ghiaccio a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco nel box frigo durante il trasporto. Nonostante i tentativi disperati del personale sanitario di scongelarlo con acqua a diverse temperature, l’organo non è mai riuscito a ripartire, compromettendo il trapianto e la vita del piccolo.
Indagini e richieste di giustizia dalla famiglia
L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, ha sottolineato che il ghiaccio secco, utilizzato per il raffreddamento dell’organo a Bolzano, potrebbe essere una delle cause del danno subito dal cuore. Secondo le indagini, questo tipo di refrigerante sarebbe stato fornito da un’operatrice non specializzata, mentre l’equipe partenopea incaricata del prelievo e del trasporto probabilmente non era a conoscenza della natura del refrigerante impiegato. Al momento, non emergono responsabilità dirette da parte di Bolzano, ma l’accertamento è ancora in corso.
La famiglia di Domenico chiede ora tutta la verità e giustizia. La madre, Patrizia, in un’intervista a Retequattro ha espresso il suo dolore e la volontà di far luce sull’accaduto, auspicando che l’inchiesta sfoci in un procedimento per omicidio volontario, a fronte di elementi che la difesa ritiene possano configurare il dolo eventuale. Nel frattempo, sono stati notificati avvisi di garanzia a sei sanitari dell’ospedale Monaldi, e i carabinieri del Nas hanno sequestrato i cellulari degli indagati e la salma del bambino, in attesa dell’autopsia.
La vicenda ha suscitato grande commozione in tutta Italia, con la creazione di un memoriale all’esterno del Monaldi e messaggi di cordoglio da parte delle più alte cariche istituzionali, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La famiglia sta inoltre avviando la costituzione di una fondazione intitolata a Domenico, con l’obiettivo di sostenere bambini e famiglie colpite da casi di malasanità e difficoltà legate ai trapianti.
Le indagini proseguono con la collaborazione tra Procura di Napoli, Nas di Trento e altre autorità, impegnate a ricostruire con precisione la catena degli eventi che hanno portato al drammatico epilogo.






