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Askatasuna, cos’è? E perché è al centro dei disordini avvenuti a Torino?

Dopo quasi trent'anni di attività, il centro sociale Askatasuna è stato sgomberato lo scorso 18 dicembre, portando così alle proteste del 31 gennaio

by Alessandro Bolzani
1 Febbraio 2026
Il centro sociale Askatasuna sgomberato dalla polizia

Il centro sociale Askatasuna / ANSA/TINO ROMANO

Per Torino, Askatasuna non è mai stato soltanto un edificio occupato. Per quasi tre decenni ha rappresentato uno dei simboli più riconoscibili dell’antagonismo urbano italiano, un luogo capace di intrecciare militanza politica, conflitto con le istituzioni e una presenza costante nel tessuto del quartiere Vanchiglia. La sua storia è quella di uno spazio che ha attraversato trasformazioni sociali, processi giudiziari, tentativi di regolarizzazione e, infine, uno sgombero che ha chiuso un’epoca.

Lo stabile di corso Regina e le prime occupazioni

Il centro sociale nasce all’interno di un edificio ottocentesco in corso Regina Margherita 47, nel quartiere Vanchiglia. In origine sede dell’Opera Pia Reynero e di diversi istituti assistenziali, tra cui un asilo per lattanti, il palazzo viene acquistato dal Comune di Torino e progressivamente abbandonato all’inizio degli anni Ottanta. Proprio in quel periodo entra nel circuito delle occupazioni urbane: già nel 1987 il Collettivo Spazi Metropolitani tenta una prima esperienza, breve, prima di spostarsi ai Murazzi del Po.

Il significato del nome Askatasuna

Il nome “Askatasuna” viene scelto per il suo valore simbolico. In basco significa “libertà” ed è anche la lettera iniziale dell’acronimo Eta, l’organizzazione armata indipendentista basca sciolta nel 2018. Il riferimento richiama fin dall’inizio una dimensione internazionale dei movimenti, tra anticapitalismo, solidarietà con le lotte di liberazione e rifiuto delle istituzioni tradizionali. Un’identità che segna in modo netto il posizionamento politico del centro.

Il 16 novembre 1996: la nascita ufficiale di Askatasuna

La data fondativa di Askatasuna è il 16 novembre 1996. In quella giornata un corteo studentesco autorganizzato si stacca da una manifestazione istituzionale e occupa l’ex “Asilo degli Gnomi”, come lo stabile era conosciuto nel quartiere. Circa sessanta militanti autonomi riaprono l’edificio dopo anni di abbandono e lo trasformano in un centro sociale autogestito, inserito nell’area dell’Autonomia Contropotere. Il motto iniziale, “Spazi al quartiere per i bisogni collettivi”, racconta l’intenzione di costruire un luogo aperto e partecipato.

Un centro di socialità e mutualismo

Negli anni Askatasuna diventa un punto di riferimento per diversi mondi del movimento. Ospita iniziative culturali, cene sociali, concerti, assemblee e progetti legati ai bisogni del quartiere. Allo stesso tempo entra stabilmente nelle mobilitazioni studentesche, nelle campagne a sostegno dei migranti e soprattutto nel movimento No Tav. Il radicamento a Vanchiglia contribuisce alla sua longevità: per una parte degli abitanti lo stabile non è solo teatro di scontri, ma anche uno spazio di aggregazione e servizi informali.

Le inchieste e il fronte giudiziario

Accanto alla dimensione sociale, la storia di Askatasuna è segnata da un lungo conflitto giudiziario. Nel corso degli anni si susseguono perquisizioni, indagini e misure cautelari, fino al maxi-processo in cui la procura di Torino descrive il centro come una struttura verticistica orientata alla violenza durante le proteste. Per il Governo, Askatasuna diventa anche il soggetto chiamato a rispondere di milioni di euro di risarcimenti per sabotaggi e scontri legati all’area No Tav.

Le sentenze e il ridimensionamento delle accuse

Il 31 marzo 2025 cade l’accusa più grave di associazione per delinquere, con la formula “perché il fatto non sussiste”. Restano però 18 condanne per singoli episodi, con pene comprese tra 5 mesi e 4 anni e 9 mesi. Una decisione che segna uno spartiacque, ridimensionando l’impianto accusatorio ma confermando la responsabilità penale individuale per diversi fatti di piazza.

Il tentativo del Comune: il patto sui beni comuni

Nel frattempo il Comune di Torino tenta una strada alternativa allo sgombero. Viene avviato un percorso di riconoscimento dello stabile come “bene comune”, con un patto di cogestione che limita l’utilizzo ai soli spazi agibili del piano terra e incardina le attività in regole condivise. Nel 2024 la giunta comunale avvia una co-progettazione e poi un patto di collaborazione, richiamando il regolamento sui beni comuni e cercando una forma di legalità negoziata che non equivalga a una sanatoria dell’occupazione.

Lo sgombero di Askatasuna del 18 dicembre 2025

Il clima politico e cittadino resta però teso. Mentre una parte della destra chiede sgomberi e pene esemplari, le cronache registrano nuovi episodi di tensione, dai cortei pro Palestina all’assalto alla sede del quotidiano La Stampa. Alla fine il sindaco Stefano Lo Russo comunica la cessazione del patto. Il 18 dicembre 2025 un’operazione della Digos porta allo sgombero dello stabile, chiudendo formalmente quasi trent’anni di occupazione continuativa.

Dopo Askatasuna: nuove occupazioni e continuità militante

La fine dello storico centro sociale non segna la scomparsa del suo universo politico. Dopo lo sgombero, alcuni soggetti riconducibili all’esperienza di Askatasuna partecipano all’occupazione dell’ex ITIS Baldracco, sempre a Torino, segnalando una continuità di pratiche e reti militanti oltre la perdita dello spazio originario.

Un’eredità ancora divisiva

La parabola di Askatasuna resta una delle più longeve e controverse nella storia dei centri sociali italiani. Per alcuni un laboratorio di socialità e mutualismo, per altri un simbolo di illegalità e violenza politica, il centro ha attraversato trent’anni di trasformazioni urbane e conflitti istituzionali, lasciando un’eredità che continua a dividere la città e il dibattito pubblico.

La manifestazione del 31 gennaio

La vicenda di Askatasuna ha avuto un nuovo punto di tensione il 31 gennaio, giornata della grande manifestazione organizzata a Torino contro lo sgombero del centro sociale di corso Regina Margherita 47 e contro il governo Meloni. A partire dalle 14.30 sono scese in piazza almeno 20.000 persone, arrivate da tutta Italia e anche dall’estero, in particolare dalla Francia. La prima parte della mobilitazione, articolata in tre diversi concentramenti — alle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa e a Palazzo Nuovo — si è svolta senza incidenti. La situazione è cambiata intorno alle 18, quando circa cinquecento antagonisti, incappucciati e fuori dal percorso autorizzato, si sono staccati dal corteo principale e hanno raggiunto l’area di corso Regina Margherita. Approfittando del calare del buio, il gruppo ha tentato di forzare i cordoni delle forze dell’ordine, dando origine a violenti scontri durati oltre due ore in diversi punti del quartiere Vanchiglia. Secondo le ricostruzioni, autonomi e anarchici hanno lanciato bottiglie, pietre, fumogeni e razzi artigianali, mentre la polizia ha risposto con idranti, lacrimogeni e cariche di alleggerimento, riportando il conflitto proprio nella zona dove Askatasuna aveva avuto sede fino allo sgombero del 18 dicembre.

Tags: ApprofondimentoAskatasunaPrimo PianoTorino

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