Genova, 4 gennaio 2026 – Angela Lano, giornalista e direttrice dell’agenzia di stampa Infopal, si difende dalle accuse che la vedono coinvolta nell’inchiesta della procura di Genova relativa a presunti finanziamenti ad Hamas. Lano, indagata a piede libero, respinge con forza le accuse di essere il “megafono italiano di Hamas”, sottolineando la natura umanitaria e informativa del suo lavoro.
La difesa di Angela Lano: “Non siamo il megafono di Hamas”

Angela Lano spiega che le 300 pagine di accusa, una sintesi di un dossier di oltre 2000 pagine redatto dall’intelligence israeliana, la dipingono ingiustamente come un soggetto schierato a favore di Hamas. “Infopal esiste dal 2006, è registrata al Tribunale di Genova ed è sostenuta dalla questua dei musulmani nelle moschee italiane”, chiarisce la giornalista. Lano sottolinea di conoscere da 25 anni Mohamed Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia e principale indiziato dell’inchiesta, definendolo un “architetto, intellettuale e attivista impegnato nell’assistenza umanitaria ai campi profughi”.
La giornalista evidenzia inoltre che Hamas è l’organizzazione politica che governa la Striscia di Gaza dal 2006, dopo elezioni democratiche internazionalmente monitorate e che, pertanto, ogni attività umanitaria nella zona deve necessariamente interfacciarsi con le autorità locali. Lano denuncia che l’indagine su Hannoun dura da vent’anni ed è sempre stata archiviata, sostenendo che l’attuale inchiesta si basa su documenti che ritiene “bugie estorte a prigionieri torturati”.
Accuse, perquisizioni e replica sulla bandiera di Hamas
L’abitazione di Angela Lano a Sant’Ambrogio di Susa è stata perquisita dalla Digos di Torino, con il sequestro di dispositivi informatici, soldi e anche una bandiera di Hamas. Lano replica che quella bandiera è un “oggetto da collezione legato a viaggi di lavoro”, smentendo qualsiasi legame con organizzazioni terroristiche. “Come giornalista-antropologa raccolgo tracce e testimonianze del mio lavoro”, afferma, sottolineando la mole di documenti, fotografie e appunti presenti in casa, frutto di una carriera dedicata alla controinformazione.
Gli inquirenti contestano a Infopal e ad Angela Lano una presunta attività propagandistica a favore di Hamas e il finanziamento illecito attraverso l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp), che tra 2010 e 2014 avrebbe trasferito oltre 300 mila euro. Lano respinge con fermezza queste accuse: “Non siamo propaganda, ma informiamo sugli effetti del colonialismo israeliano in Palestina, nascosti dai media legati a Israele”.
La giornalista rivendica inoltre il ruolo di Infopal nel fornire informazioni alternative, contrastando quella che definisce la “milionaria hasbara israeliana” e ribadisce che l’inserimento nell’inchiesta è una conseguenza del loro lavoro di controinformazione sul conflitto israelo-palestinese.
Il contesto del caso si inserisce in una più ampia vicenda che coinvolge l’organizzazione palestinese Hamas, classificata come gruppo terroristico da molti Stati ma considerata legittima resistenza da altri. Hamas, fondato nel 1987, è attualmente al centro di un conflitto militare con Israele che ha provocato un alto numero di vittime e una grave crisi umanitaria a Gaza. La complessità politica e militare di questo contesto rende particolarmente delicata l’analisi delle accuse rivolte a chi, come Angela Lano, opera nel campo dell’informazione e dell’attivismo palestinese.
Fonte: Roberto Smaldore - Caso Hannoun, la giornalista Angela Lano si difende: "Non sono il megafono italiano di Hamas"






